Panchina rossa: "Ciò che fa male non è amore"

L’incontro tra gli studenti dell’istituto Mapelli i carabinieri e le rappresentanti del Cadom.

Panchina rossa: "Ciò che fa male non è amore"

Panchina rossa: "Ciò che fa male non è amore"

“L’amore come antidoto: il femminicidio come emergenza sociale e le strategie per la prevenzione“. È questo il tema dell’incontro di ieri all’istituto Mapelli, diffuso per tutte le classi, organizzato dal professor Francesco Cannavacciuolo con il maggiore Emanuele D’Onofri, comandante della compagnia di Monza dei carabinieri e Alice Gualtieri, maresciallo donna della stazione di Monza.

I tecnici hanno messo in guardia le ragazze dalla “sindrome della crocerossina“. "Mettete al primo posto voi stesse e il vostro benessere – ha detto il professore – migliora chi vuole cambiare. Non è amore quello che fa stare male". Al termine dell’incontro, alla presenza del sindaco Paolo Pilotto, è stata svelata la panchina rossa, memoria delle donne vittime di violenza. "C’era tanto spazio dove metterla – spiega il professor Cannavacciuolo – ma abbiamo voluto installarla in una posizione centrale, davanti all’ingresso, perché ogni volta che passate la dovete vedere e ricordare il messaggio che porta". Il docente di religione ha fatto notare come i assassini e violentatori spesso vengano definiti come “bravi ragazzi“, perché in generale lo sono, ma di fronte alla difficoltà i ragazzi sono incapaci di accettare il fallimento e per questo diventano violenti. Il maresciallo Gualtieri ha toccato subito uno dei punti nevralgici della quotidianità delle giovani coppie: quando lui chiede a lei di fargli vedere o addirittura di consegnargli il telefono cellulare. "Questa è una mancanza di rispetto – sottolinea la graduata – e il rispetto è fondamentale in una relazione. Esistono diversi tipi di violenza, fra cui quella psicologica che implica senso di controllo e di possesso. Per qualsiasi problema chiamate e chiedete pure di me, sarò felice di ascoltarvi". Anche il maggiore D’Onofri ha ribadito ai ragazzi la massima disponbilità dell’arma ad accogliere segnalazioni dei ragazzi.

Marilena Arena, presidente del Cadom (Centro aiuto donne maltrattate) ha fatto notare il fenomeno della “vittimizzazione secondaria“, cioè quella in cui le itituzioni possono considerare con scetticismo la denuncia, soprattutto da parte di una giovane, "ma le forze dell’ordine di Monza e Brianza – ha sottolineato la presidente – partecipano con approccio collaborativo ai momenti di formazione dedicati a loro dalla Rete Artemide e sono davvero disponibili e propense all’ascolto".