Maltempo in Brianza, il Tarò esonda a Meda: torna l’incubo del 2014

La denuncia del geologo e presidente del Wwf Gianni del Pero: "Finora solo interventi raffazzonati sui depositi di sabbia e ghiaia "

Allagamenti in Brianza

Allagamenti in Brianza

Meda (Monza Brianza) – Paura a Meda nella zona di vicolo Rho, dopo piazza Cavour, dove il torrente Tarò è esondato,  facendo tremare chi ancora si ricorda il disastro del 2014, quando l’acqua era arrivata sotto il municipio.

Il geologo e presidente del Wwf Gianni Del Pero, che vive a pochi metri, ieri mattina ha denunciato l’accaduto in un post: "Questa mattina, 4 luglio 2023, in vicolo Luigi Rho 57 è esondato il Tarò. Le alluvioni del 2014 avevano lasciato nel letto del torrente depositi di sabbia e ghiaia. Gli interventi raffazzonati del 2015 hanno peggiorato la situazione con massi che sono rotolati fino al ponte della “Svizera“. E poi il nulla, solo la folle attesa di un sottopasso e di spostare il Tarò che anche oggi ci ha ricordato che gran parte di Meda è a rischio idraulico e si è riappropriato della sua valle alluvionale".

Al momento non rislotano danni particolari, ma la ricognizione è in corso, ha detto a caldo il sindaco Luca Santambrogio: "Il flusso d’acqua è uscito in maniera non eccessivamente invasiva in un punto in zona vicolo Luigi Rho pur non raggiungendo la quota massima al ponte. Per quanto riguarda i danni, al momento non abbiamo ancora una ricognizione". Ma Gianni Del Pero incalza: "Per fare tornare la memoria al sindaco e l’attenzione sul rischio alluvionale gli abbiamo fatto avere una lettera inviata al suo predecessore nel dicembre 2014 e poi anche a lui nel maggio 2018". È uno scritto inviato da Del Pero e dall’ordine dei geologi della Lombardia, indirizzato all’allora sindaco del Pd, Gianni Caimi: "Dall’8 luglio a Meda, anche a causa della piena del Tarò e della conseguente esondazione, mancano tratti di argine, mentre in più punti del corso d’acqua sono presenti macerie, detriti, rifiuti, depositi anomali di ghiaie e altri materiali che creano ostruzioni al deflusso delle acque. Ancor da prima, le valli ed i rii che scendono dall’altopiano del Parco della Brughiera si presentano in condizioni di degrado idraulico e forestale. Non si contano le ostruzioni, le sovraescavazioni e i sovralluvionamenti che, durante le piene, favoriscono fenomeni erosivi con ingente trasporto solido".

Una lettera lunga che specifica tutte le criticità del Tarò se non viene sistemato. E ancora: "Bisogna fermare l’acqua dove si genera,le sorgenti del Tarò, con il suo affluente principale, Roggia Vecchia, in più comuni a Cantù, Capiago, Montorfano, e rii da Orsenigo e Alzate". Infine la conclusione: "È giusto laminare le piene, consentendo anche l’esondazione controllata in zone non urbanizzate. Possiamo sperare anche a Meda in un prossimo futuro? Al momento non ci sono progetti in corso".