L’integrazione inizia dalle favole. Alla materna senza frontiere le mamme leggono in tutti gli idiomi

Alla scuola dell’infanzia “Il Cartoccino“ di Cederna l’80 per cento dell’utenza è di origine straniera. L’iniziativa dedicata ai racconti da tanti Paesi diversi ha coinvolto famiglie, educatrici e formatrici.

L’integrazione inizia dalle favole. Alla materna senza frontiere le mamme leggono in tutti gli idiomi

L’integrazione inizia dalle favole. Alla materna senza frontiere le mamme leggono in tutti gli idiomi

L’integrazione comincia con le favole. Lo sanno bene alla scuola dell’infanzia Il Cartoccino (dove l’80 per cento dell’utenza è di origine straniera), che l’altroieri ha celebrato la “Giornata internazionale della lingua madre“, leggendo le fiabe di tutti i Paesi rappresentati dagli alunni della scuola.

Nella scuola materna del popoloso quartiere di Cederna ha condotto la giornata Gabriella Lessana, formatrice della Fondazione Ismu (iniziative e studi sulla multietnicità).

Qui nel pomeriggio la scuola si è popolata di un mondo variegato di mamme provenienti da tanti paesi diversi, dal Bangladesh all’Egitto, ma anche da Tunisia, Marocco e poi Pakistan, Moldavia, Albania, Romania, Ucraina che hanno letto le fiabe del loro paese, come racconta la coordinatrice di plesso Maristella Boracchi.

Le insegnanti della scuola hanno partecipato a un corso di aggiornamento con la dottoressa Gabriella Lessana, che ha spiegato alle maestre l’importanza di valorizzare la lingua madre in un contesto multiculturale e plurilingue.

Come racconta Ida Bonetto, insegnante di sostegno, è importante mantenere l’identità culturale e linguistica in famiglia, anche se a volte le mamme pensano erroneamente di creare confusione nei bimbi fra italiano e lingua d’origine.

"Al contrario – sottolinea la maestra – lo stimolo multilinguistico agevola lo sviluppo delle connessioni neuronali nei bambini: all’inizio sembrano fare più fatica degli altri, ma poi crescono più reattivi e brillanti. Qui abbiamo bambini che parlano tre o quattro lingue, per le diverse provenienze di papà e mamma".

Per qualcuno la giornata delle lingue è uno dei primi approcci con la realtà scolastica e con la realtà italiana in genere.

Molte mamme indossano un foulard, quasi ad affermare la loro identità, una su una ventina ha anche il volto coperto.

È silenziosa, scruta il mondo da dietro il suo riparo, da cui trapassa lo sguardo indagatore e ancora scettico... ma è qui oggi, e questo è già un primo passo importante, per lei, per il futuro dei suoi bimbi a Monza. Invece Farjana, dal Bangladesh, in Italia da 16 anni, padroneggia un buon italiano e tiene a spiegare che la Giornata delle lingue madri è nata proprio in Bangladesh.

"La data – legge in italiano Farjana – intende commemorare il 21 febbraio 1952, quando alcuni studenti furoni colpiti e uccisi dalla polizia a Dacca, la capitale dell’attuale Bangladesh, mentre manifestavano per il riconoscimento della loro lingua, il bengalese, come una delle due lingue nazionali dell’allora Pakistan. Il Pakistan– aggiunge orgogliosa – voleva che tutti parlassimo solo Urdu (pachiistano), ma noi ci siamo ribellati".

La scuola dell’infanzia “Il Cartoccino“ si appoggia alla Biblioteca di Cederna, che ha tanti libri in versione biligue tra italiano e arabo, italiano e albanese e molto altro. La lingua madre è la lingua del cuore, l’italiano quella della testa: serve per la scuola, per parlare con il medico e per rapportartsi con la burocrazia.

Così le hanno indicate le mamme, stimolate dalla dottoressa Lessana, che le ha invitate a schematizzare le emozioni.

Infine c’è la lingua inglese, che per qualcuna delle mamme è nella testa e per qualcun’altra è nelle gambe o addirittura più giù, nei piedi, se l’hanno imparata per obbligo.