Caffè in auto con thermos e bicchierini: così Lindys Perez Filip drogava le sue vittime

Una degli uomini circuiti della mantide-bis della Brianza è stata sentita dai carabinieri, ricostruendo il modus operandi dell’indagata

Lindys Perez Filip, la quarantenne indagata con l'accusa di aver circuito e drogato due uomini

Lindys Perez Filip, la quarantenne indagata con l'accusa di aver circuito e drogato due uomini

Cornate d’Adda, 7 febbraio 2024 – Il caffè e il malore, la seconda vittima della mantide di Cornate ripercorre il terribile pomeriggio di gennaio in cui ha rischiato di morire e conferma il raggiro. L’uomo, 66enne di Trezzo sull’Adda, ascoltato dai carabinieri di Vimercate dopo il ricovero in codice rosso al San Raffaele, avrebbe ricostruito il rapporto con Lindys Perez Filip, la 40enne con doppio passaporto, cubano e boliviano, che secondo l’accusa adescava le vittime su internet.

La tecnica

Un’amicizia nata in rete, la curiosità di un incontro di persona, che però per il pensionato e per un tassista 56enne del Sud Milano, anche lui in trappola, poteva finire male. Il copione messo a punto dalla donna sarebbe sempre lo stesso e ricalcherebbe quasi esattamente quello di Tiziana Morandi, l’altra Mantide della Brianza, la 48enne di Roncello condannata a 16 anni e 5 mesi per aver narcotizzato e rapinato nove uomini.

Tra le due però una differenza c’è: Lindys preferiva servire la “tazzurella” con le benzodiazepine in macchina, aveva anche un thermos e bicchierini di carta per offrire la bevanda “corretta” ai malcapitati. Ed è stata proprio forse una dose troppo forte di ansiolitici a tradirla, quella che ha portato in fin di vita il 66enne, che è stato male sotto gli occhi dei passanti, mentre era in auto con lei. Il volo in elicottero all’ospedale e le cure dei medici l’hanno salvato.

Scavo nel passato

E ora gli inquirenti stanno ricostruendo il passato dell’infermiera, così diceva di sé la quarantenne sul web, resta da chiarire come abbia fatto a procurarsi i farmaci usati per stordire gli uomini. La lista potrebbe allungarsi, si indaga su altri episodi sospetti degli ultimi tempi, similitudini che non possono non balzare all’occhio: le chat, l’appuntamento, il vuoto e alla fine il portafoglio ripulito.

Tutto ruota attorno a rapporti nati in rete, sotto la lente ci sarebbero almeno un altro paio di casi. L’imbarazzo potrebbe avere frenato potenziali denunce, ma il lavoro dei militari di Vimercate non si ferma. Devono rimettere insieme il passato della donna, in carcere, dopo essersi avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al giudice.

Ai suoi avvocati, Giuseppe Del Campo e Milena Porro, ha raccontato che in Bolivia faceva la fisiatra.