Corruzione ex agente Polstrada Seregno, il giudice dimentica un’accusa: il processo slitta di 8 mesi

Monza, dibattimento rinviato a fine novembre per un errore nel decreto di citazione a giudizio. Un capo di imputazione è stato dimenticato. Gli imputati sono accusati di favoritismo e abusi di potere

La dimenticanza del giudice fa slittare il processo

La dimenticanza del giudice fa slittare il processo

Dimenticato un capo di imputazione nel decreto di citazione a giudizio, slitta a fine novembre, per non venire sdoppiato in due processi uguali il dibattimento per la presunta corruzione alla ex polizia stradale di Seregno. È successo ieri al Tribunale di Monza dove alla sbarra si trovano il poliziotto Pasquale Ponticelli e l’imprenditore Salvatore Prestifilippo, accusati per presunti invii, da parte dell’agente della stradale al titolare dell’autofficina desiana, di automobilisti fermati per mancata revisione della vettura e il poliziotto anche di avere fatto ricerche private sui database dell’ufficio.

Si tratta degli unici due imputati a non avere chiesto riti altenativi nell’inchiesta della Procura di Monza che ha già visto assolvere nel processo l’ex comandante della polizia stradale di Seregno Gabriele Fersini e gli imprenditori Emilio Giussani, Ivano Santambrogio e Salvatore Rombolà. Secondo l’accusa gli imprenditori brianzoli attivi nel settore edile o della lavorazione e trasporto di materiali estrattivi avevano sponsorizzato la partecipazione ai campionati di go kart del figlio del pubblico ufficiale al fine di eliminare o comunque ridurre la possibilità di incappare in controlli stradali. Le uniche pene decise finora sono state quelle sospese del patteggiamento a 2 anni per un altro poliziotto, Alessandro Masella, e per l’avvocata Angela Mazzocchi, per l’accusa di avere procacciato alla legale soggetti intenzionati a proporre ricorso alle sanzioni elevate dal loro stesso ufficio per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe in cambio di una percentuale sulla parcella.

Accusa contestata anche a Pasquale Ponticelli in concorso e proprio su questo capo di imputazione in cui l’agente è ora rimasto da solo che è caduta la svista notata dal suo difensore, l’avvocato Maurizio Bono e riferita ai giudici. Il legale aveva chiesto la nullità del decreto di citazione a giudizio ma il Tribunale non ha accolto l’istanza che avrebbe cancellato l’intero iter. Bocciata anche l’alternativa di stralciare la posizione di Ponticelli, che avrebbe avuto come conseguenza l’obbligo di processare separatamente il poliziotto e l’imprenditore portando avanti due dibattimenti uguali e paralleli sentendo due volte gli stessi testimoni. Alla fine il male minore è risultato quello di rimandare il fascicolo all’ufficio che ha disposto il rinvio a giudizio per reinserire il pezzetto mancante.