La convivenza nei quartieri. I sessanta profughi nell’ex Cgil e gli altri centri di accoglienza

Nessun problema di ordine pubblico nelle strutture gestite da Comune e coop

La convivenza nei quartieri. I sessanta profughi nell’ex Cgil e gli altri centri di accoglienza

La convivenza nei quartieri. I sessanta profughi nell’ex Cgil e gli altri centri di accoglienza

Procede senza intoppi la vita nel centro di accoglienza di via Monte Oliveto. A dispetto delle preoccupazioni - tra lamentele dei residenti e diatribe politiche in consiglio comunale - che ne hanno accompagnato l’apertura (soprattutto per il rischio paventato di spazi troppo stretti in rapporto al numero di richiedenti asilo ospitabili, da 51 a 100), il centro in questi 5 mesi non ha avuto problemi di convivenza col quartiere. La sessantina di uomini ospitati attualmente nello stabile sono per la maggior parte lavoratori o inseriti in percorsi di formazione, e sono tutti immigrati non di prima accoglienza, ma provenienti da altri centri di Monza e Brianza (moltissimi dal Cas di Limbiate). Passeggiando per via Monte Oliveto e la tangente via Monte Cengio, il clima appare disteso. In orari diurni, per via del lavoro, sono pochi i migranti che restano al centro. Sono soprattutto giovani tra i 19 e i 40 anni. I richiedenti asilo di via Monte Oliveto non sono gli unici a risiedere in città. Sono circa 215 coloro che già da prima erano accolti negli altri Cas cittadini (di cui una sessantina in quello di via XX Settembre, e gli altri in appartamenti privati), e 58 quelli del Sai (Sistema accoglienza integrazione), di cui 9 minori, costituito da piccoli appartamenti gestiti dal Comune sparsi nel territorio cittadino.

A.S.