La cicatrici dell’anima, un nuovo approccio alla cura dopo l’operazione: “Serve supporto emotivo”

Chirurgia plastica, estetica e oncologica non bastano. Corrado Comunale: “Molti non riescono più a guardare il loro corpo nudo”

Corrado Comunale

Corrado Comunale

Quando il paziente si stende sul suo lettino all’inizio pensa di trovare solo immediato sollievo a quei dolori che arrivano dalla cicatrice. Poi, piano piano, durante il trattamento a venire a galla non sono solo i dolori dovuti all’intervento chirurgico.

Ma anche e soprattutto quei "dolori dell’anima" che portano il paziente a non accettare quella cicatrice, segno indelebile del trauma. Una cicatrice che Corrado Comunale, 48 anni, professionista nel campo della terapia fisica riabilitativa, tratta da oltre un decennio in ambito della chirurgia plastica, estetica ed oncologica. Comunale sta portando avanti anche un percorso innovativo dove, accanto al trattamento delle cicatrici affianca anche quello di supporto emotivo, utilizzando metodologie di interventistica integrata.

"In questi anni parlando coi miei pazienti oncologici, durante il trattamento è emerso il problema del grande sconforto emotivo – spiega –. Pazienti che non riescono più a guardare il loro corpo nudo, dopo aver subito la mutilazione. Non la guardano, non la toccano, e se possono la coprono. Altri arrivano a ipotizzare di camuffarle con tatuaggi, o mimetizzarle con le fantasie più svariate". Nel corso degli anni Comunale ha ascoltato nei racconti dei suoi pazienti tanto dolore. Da qui la decisione di supportarli nel processo di accettazione. Nei casi più difficili, a fine seduta, vengono introdotte strategie integrate che intervengano nella sfera emotiva (come per esempio le tecniche di induzione ipnotica). "Nella cicatrice resta comunque un segno che riporta a un dolore. Accettare la cicatrice comporta accettare anche il dolore".