La cascina San Giuan e la sua statua. Il racconto di nonno Angelo

Il pezzo di terreno dopo anni di abbandono è oggi stato trasformato negli orti condivisi di via Libertà

La cascina San Giuan e la sua statua. Il racconto di nonno Angelo

La cascina San Giuan e la sua statua. Il racconto di nonno Angelo

Due cascine, un santo e tanta storia. "Alla fine dell’800, un grande possidente medese, Giovanni Agrati, decise di costruire, nella parte sud ovest di Meda, una cascina sul lato dove ora si trova via Milano, proprio a lato dell’altra cascina detta del Birun o del Succ (asciutto) - racconta Rina Del Pero , presidente del Circolo culturale XX Settembre -. La prima venne denominata del San Giuan perché al secondo piano fu collocata una piccola statua appunto dedicata al santo, anche in onore al nome del proprietario". "Chi ci racconta tutta la storia delle due cascine e del Santo è Angelo Maggioni (foto), nato proprio in cascina l’8 febbraio 1937 e che, uscendo dalla sua corte, si trovava il Santo benedicente ad accoglierlo. Angelo era figlio di Giovanni, di professione paisan (contadino) e di Maria Nava proveniente da Seregno ma nativa di Lomaniga, Valcurone".

Dopo le scuole elementari Diaz, situate dove ora c’è il municipio, Angelo fu messo a bottega a 11 anni dal signor Motta – Giumin – a fare il garzone di falegname, in compagnia di Arnaldo Seveso e dei primi ragazzotti che arrivavano dal Veneto. A 14 anni fece l’esperienza di apprendista doratore e poi per ben 33 anni alla ditta Agostoni di Cabiate e nel 1991 raggiunse l’età della pensione alla ditta Balet - Colombo Stile. Nel frattempo, esattamente nel 1966 aveva lasciato la cascina per la nuova residenza, l’agognata villetta a poca distanza, in via Libertà. Nella cascina rimasero le famiglie Colombo, Galimberti, Spinelli, i Caimi, con il Togn Antonio di Figinett. Nella parte confinante c’era un pezzo di terreno di proprietà dell’opera Pia Porro che i Pozzi di Barlassina coltivavano un anno a granturco e l’altro a soia. Angelo aiutava il padre Giovanni a prendersi cura di una striscia che avevano preso in affitto allevando anche pennuti. Nel 1995 si cessò la coltivazione e si formò un boschetto ancora visibile. "Qualche anno fa alcuni cittadini, in collaborazione con l’amministrazione comunale, chiesero di riprenderne possesso dopo averlo ripulito dai rifiuti che nel frattempo erano stati abbandonati lì - spiega Del Pero con nonno Angelo Maggioni -. L’apporto di Angelo e del fratello Ennio fu determinante perché i primi attrezzi utilizzati furono gentilmente messi a disposizione proprio da loro e ora gli orti condivisi di via Libertà fanno bella mostra. Tra questi amanti della natura arriva anche un residente in gioventù della Cascina San Giuan, Vittorio Marcassa, un giovane veneto che nei primi anni ‘80, memore della presenza della statua del santo, la ritrovò nell’impresa edile Bezze che nel 1970 aveva demolito la cascina per edificare il condominio attuale. Tanto fece che riuscì, dopo averla affidata alle mani sapienti di Marco Colombo, restauratore e del professor Osvaldo Minotti, il 24 giugno 2018, festa di San Giovanni, a riportare a casa la statua restaurata. C’erano tutti: il sindaco, l’assessore alla cultura, il parroco, la banda, e ovviamente tanti cittadini, solo che ci si era dimenticati di chiedere l’autorizzazione. Ma a chi? Al condominio che avrebbe dovuto fare un’assemblea ma dove, dentro il giardino? Dentro la cabina dell’energia elettrica poco distante? Ora, dopo 6 anni Vittorio e Angelo e tutti gli altri medesi sono ancora a chiedersi dove può trovare pace questa statua".