La casa dei papà separati. Solidarietà “disabitata“

La villa confiscata alla criminalità e destinata ai genitori in difficoltà. A tre anni dall’apertura ci sono solo due ospiti, polemica in Consiglio.

La casa dei papà separati. Solidarietà “disabitata“

La casa dei papà separati. Solidarietà “disabitata“

"Che fine ha fatto la casa per i papà separati?". A quasi tre anni dalla sua inaugurazione non si sa più nulla della struttura che doveva nascere nella villa di via Adamello confiscata alla criminalità organizzata e acquisita dal Comune per scopi sociali. Nei piani, un centro che non si occupa esclusivamente di offrire ai padri separati in difficoltà una casa a un costo sostenibile, ma anche di dare loro un supporto nei percorsi di ricostruzione sociale e di rafforzamento delle competenze genitoriali. A riaccendere i riflettori sulla struttura è il Partito Democratico, che ha protocollato una interrogazione specifica, per il prossimo consiglio comunale, fissato per giovedì. In testa, l’ex sindaco Roberto Corti, che tagliò il nastro. Sul progetto pare esserci la massima discrezione. Sarà l’assessore ai servizi sociali, Fabio Sclapari, a fare chiarezza in aula. Al momento all’interno della maxi villa ristrutturata e attrezzata ad hoc dalla cooperativa che ha vinto il bando e avviato il progetto, Atipica Onlus, vivono solo due papà a fronte di otto posti a disposizione.

Altri tre papà seguiti dal Comune e ai quali è stata fatta la proposta, avrebbero rifiutato. Un flop, insomma, al momento. I due ospiti (che potranno stare per un massimo di 12 mesi) sarebbero all’interno da dicembre. Mentre prima, per circa un anno, la villa è stata utilizzata per ospitare alcune famiglie ucraine fuggite dalla guerra. Si tratta di una residenza indipendente di circa 270 metri quadrati su tre livelli, con giardino di 150 metri quadri e un box auto al piano seminterrato di circa 84 metri quadri. È anche dotata di ludoteca e spazi comuni per la convivenza padre/figlio. L’apertura del centro nel 2020 saltò a causa della pandemia che non solo ha condizionato la conclusione lavori ma ha anche costretto a rallentare l’avvio a causa delle incertezze economiche che hanno colpito tutto il sistema della cooperazione sociale. Il 18 settembre 2021, poi, il taglio del nastro. Per un progetto destinato ai padri separati di tutta la zona, non solo residenti a Desio.