Sergio  Bramini
Sergio Bramini

Lo Stato chiede (tanto), lo Stato dà (poco, e in ritardo). Il combinato disposto fra la crisi economica, i bilanci pubblici in difficoltà si riflettono sui fornitori della miriade di enti pubblici che ritardano e talvolta annullano i pagamenti delle fatture e dei debiti, lasciando senza risorse le imprese che poi falliscono, travolgendo vite e posti di lavoro. Dopo una legge per sbloccare i crediti incagliati a favore delle aziende che hanno lavorato con le amministrazioni pubbliche, i problemi non sono finiti. I dati aggiornati, tuttavia, raccontano ancora una volta un Paese a due velocità, dove il Nord e la Lombardia in particolare recitano la parte dei virtuosi, a fronte di un Sud in ritardo e in difficoltà. Fra gli enti che pagano le fatture in modo rapido e sicuro, rispetto alle scadenze di 30 e 60 giorni, ci sono quasi tutte le realtà legate alla Regione, aziende sanitarie in testa. I ritardi, relativamente modesti, riguardano soprattutto le Province e la Città Metropolitana, afflitte da carenza cronica di fondi. Meglio i Comuni capoluogo, dove non mancano comunque esempi negativi.

Monza, 27 febbraio 2018 - Fa impressione vedere Sergio Bramini, 71 anni a giorni, una vita da imprenditore di successo, bei quadri e vasi di porcellana cinese disseminati per casa, scoppiare all’improvviso a piangere fra le braccia della figlia. Anche per ieri l’ha sfangata, ma è solo questione di tempo e lo sa. L’ex imprenditore fallito (per colpa dello Stato) a cui il Tribunale ha messo all’asta la villa, unica casa di famiglia (ci vive con moglie, tre figli e una nipotina), doveva essere sfrattato con la forza ieri pomeriggio. E invece in extremis l’ufficiale giudiziario che si è presentato al cancello alla periferia di Monza con l’ordine di sloggio... aveva anche un rinvio di quasi 60 giorni. Tutto rimandato al 16 aprile. Sergio Bramini, dopo ore di tensione, l’ennesima notte insonne e un blitz al mattino in Procura per chiedere l’ennesima udienza, incassa quella che definisce «una vittoria di Pirro»: «Ho lavorato una vita per sentirmi trattare come un delinquente».

«E domani (oggi per chi legge, ndr) l’associazione People in Debt che pochi mesi fa abbiamo fondato per difendere le persone nella mia situazione, e in Brianza ce n’è davvero tante, verrà sfrattata pure lei. Non siamo più soltanto scomodi, siamo diventati dei nemici... questo turbinio di denaro che c’è dietro l’esecuzione delle procedure fallimentari deve finire». Tutto era iniziato nel 2011, quando la sua Icom srl, azienda di punta nel settore del trattamento dei rifiuti (fatturava 5 milioni di euro), si era ritrovata risucchiata nel gorgo del malaffare. A fronte di lavori per milioni di euro, le Ato (Ambito territoriale ottimale) che lo avevano ingaggiato in Sicilia e Campania avevano smesso di pagare accumulando debiti su debiti. L’azienda di Bramini (32 dipendenti) era stata costretta a soccombere. Ed era fallita. Nonostante vantasse crediti per oltre 4 milioni di euro dallo Stato.

I curatori fallimentari erano giunti così ad aggredire la sua villa alle porte di Monza (30 stanze, piscina, parco, box, finiture di pregio). Vana l’opposizione tentata in Tribunale, le denunce, gli esposti. La sua villa era finita all’asta, deprezzata da un iniziale valore di 2 milioni a 664mila euro. «Un meccanismo infernale - spiega Bramini -: ogni volta che viene battuta all’asta il suo valore scende del 25%. Finirà assegnata per 200mila euro anche se sul mercato vale molto di più... ma la mia battaglia non finisce. Qualcuno deve raccogliere le voci di gente come me, trasformata da benestante a pezzente. Lo Stato continua a mietere vittime: gente che più di una volta decide di farla finita, famiglie con la casa messa all’asta e cannibalizzate da speculatori. Una legge anti suicidi per difendere chi è sovraindebitato ci sarebbe anche, ma non viene mai applicata».

Intanto una nuova denuncia penale per abuso di ufficio verrà presentata oggi alla Procura di Milano: il bersaglio è il curatore fallimentare «per aver stralciato la posizione creditoria nei confronti dell’Ato Ragusa, illegittimamente ritenuto inesigibile e per non aver proceduto alla richiesta dei crediti vantati nei confronti di altre pubbliche amministrazioni». Ad appoggiare Bramini c’è anche Andrea Innocenti, esperto amministrativo: «Lo Stato sta volontariamente mancando di inserire le Ato tra le Pubbliche Amministrazioni per “nascondere” all’Europa i veri debiti dell’Italia».