FABIO LUONGO
Cronaca

Il produttore dei talenti Pietro Foresti, il rock e Amici: “Il Covid ha decimato i gruppi"

In studio coltiva e affina gli artisti emergenti: "La ricerca dell’originalità si è un po’ ridotta. Si è spostato l’interesse su quanto uno è bravo, performante, più che su quanto sia originale”

Il produttore dei talenti. Pietro, il rock e Amici

Il produttore dei talenti. Pietro, il rock e Amici

Monza – Molte meno band e più artisti solisti, bravi nella performance ma non sempre originali, e soprattutto desiderosi di bruciare le tappe, consapevoli che il loro successo artistico potrebbe essere breve, "una bella fiammata più che una lunga carriera". Il modo di fare musica è molto cambiato, anche sul territorio. Parola di Pietro Foresti, produttore monzese già premiato al Meeting delle etichette indipendenti come produttore rock dell’anno, cresciuto nel suo mestiere con Michael Beinhorn, uno che ha messo la sua mano sui dischi di star come Red Hot Chili Peppers e Marilyn Manson.

Com’è oggi la scena musicale giovane, a Monza e in generale?

"Il cambiamento più evidente negli ultimi 3 anni è stata una riduzione drastica delle band. Colpa del Covid. Di contro ci sono stati ragazzi, anche molto giovani, che per via dell’isolamento si sono messi allo specchio e si sono goduti la propria capacità e arte: oggi ci sono tanti ragazzi giovanissimi molto bravi, anche dal punto di vista tecnico canoro. Ma si trovano più artisti singoli, solisti, che band: la band è ormai un concetto abbastanza desueto, oggi è molto difficile trovare band di fresca costruzione, perché la cosa bella di una band è respirare la stessa aria nella stessa stanza, se non lo puoi fare è difficile che nasca un gruppo".

E come sono questi nuovi artisti?

"Dal punto di vista compositivo la ricerca dell’originalità si è un po’ ridotta: si è spostato l’interesse su quanto uno è bravo, performante, più che su quanto sia originale. L’originalità prevede tanto tempo di esplorazione e di insuccessi prima di arrivare a un completamento: qui invece c’è molto meno tempo a disposizione, i ragazzi vogliono arrivare subito. Perché non c’è più l’idea di una carriera artistica che sia per sempre".

Quanto incidono in questo i talent?

"Quello che chiedono oggi i talent sono impatto e storytelling. Hai quindi dei personaggi più che degli artisti. Sono ragazzi molti bravi dal punto di vista della preparazione canora, mentre non è sull’originalità che va la richiesta, perciò non viene loro naturale fare cose troppo strane, il brano non è più l’elemento centrale. Ma è lo specchio dei tempi".

E il gusto di suonare?

"Le statistiche dicono che i ragazzi che suonano strumenti sono sempre meno: se prendiamo le classi di scuola ci sono 2 ragazzi su 25 che suonano qualcosa, prima erano almeno 10 su 25. La musica non è più considerata musica suonata, ma performata, cantata, declamata".

Quali possibilità ci sono oggi a Monza di suonare per le nuove realtà?

"Oggi nel Monzese c’è il The Bank in via Lombardia, che fa musica dal vivo quasi tutte le sere, ma certo il panorama non è florido. C’era l’Arci Scuotivento di via Montegrappa, ma ha chiuso. Altrimenti bisogna spostarsi su Milano. Se invece si sale un po’ di livello qualcosa c’è: lo Zeguina in via Col di Lana e il Blue House, che ogni tanto fanno dei live e ultimamente qualche concerto c’è stato al Woody e all’History Pub".

A proposito di giovani talenti, ha lavorato con Sarah Toscano, vincitrice di Amici.

"Sarah ha iniziato con me quando aveva 16 anni: abbiamo fatto 4 pezzi con cui ha vinto Area Sanremo, poi con quelli ha fatto l’audizione ad Amici, l’hanno presa e ha fatto il suo percorso. Ci sentiamo tuttora".