
Il monaco buddista Claude Anshin Thomas (a sinistra), reduce della guerra in Vietnam, col suo accompagnatore dell’associazione Liberation Prison Project
"La prima cosa da fare la mattina, quando vi svegliate, è rifare il letto come se non ci aveste mai dormito. Poi sedetevi su una sedia, con i piedi ben appoggiati sul pavimento, e inspirate dal naso ed espirate dalla bocca. Questo per 5 minuti, ogni mattina". Lo ha ripetuto come un mantra ai detenuti, diverse volte ieri, il monaco buddista americano Claude Anshin Thomas, durante la sua visita al carcere di Monza. Un precetto che parrebbe quasi banale, se non fosse "una pratica necessaria per entrare più profondamente nella propria dimensione religiosa", la stessa che a lui è servita quando, molti anni fa, ha voluto cambiare la sua vita, da reduce della guerra in Vietnam, pieno di rabbia, in preda ad attacchi di violenza e all’uso di barbiturici e droghe, a uomo denso di spiritualità, che da 25 anni a questa parte ha volto la sua vita ad aiutare gli altri. "In Vietnam ero un mitragliere in elicottero - dice mentre intorno vige un silenzio attento -, avevo solo 18 anni, e sono stato direttamente responsabile dell’uccisione di un numero di persone superiore a quante sono presenti in questa sala adesso. Ed io stesso ho rischiato di morire. La vita non aveva significato per me, venivo da una famiglia dove c’era molta violenza". "Tornato dalla guerra è stato un susseguirsi di narcotici e violenza - continua -. E per questo sono stato anche a più riprese in carcere. Ho rischiato di morire per uso di sostanze, se non fosse che una clinica, nel maggio ’83, riuscì a indirizzarmi a un percorso efficace di disintossicazione". "Il mio processo di rinascita partì da lì - prosegue -, e voi ora avete la possibilità di rinascere. La condizione di adesso è un’opportunità per voi, la possibilità di avere un rapporto col silenzio, lasciare che la vita si riveli a voi". Anshin Thomas ora ha 77 anni, e, avendo preso i voti della mendicanza, non ha denaro, non può lavorare, non può possedere proprietà, tutto il contrario "dall’avere successo, denaro, delle belle macchine", o "delle donne viste non come esseri umani ma come trofei da esibire", ma in realtà non gli manca nulla, perché "nulla di tutto quello era davvero importante". Il suo impegno ora è essere al servizio di tutte le persone che hanno bisogno di uscire dai circuiti della violenza e dell’alienazione. È questo il senso delle iniziative come questa promosse da Liberation Prison Project, che in tutto lavora in 24 carceri italiane ed è molto attiva alla casa circondariale monzese.
Anche per il monaco Thomas l’aiuto è stato importante. L’approccio al buddismo per lui è stato accompagnato da una figura spirituale che l’ha seguito e spronato, fino a fargli trovare una nuova dimensione di vita.