Il giorno della liberazione: "Finalmente siamo a casa"

La famiglia Langone torna in Brianza dopo 21 mesi nelle mani della Jihad in Mali. Il rientro in treno da Roma e l’accoglienza del sindaco con la fascia tricolore.

Il giorno della liberazione: "Finalmente siamo a casa"

Daniele Langone, l’avvocato Tiziano Ciro Savino, Rocco Langone, il sindaco Giovanni “Gianni“ Langone, il legale Antonio Vidali, Maria Caivano e il vicesindaco

Il sindaco Pietro Cicardi con la fascia tricolore, i cani nel giardino della loro villetta impazziti di gioia, parenti a dargli un "bentornati" speciale.

La famiglia Langone è tornata a casa. Ieri pomeriggio, con un un treno da Roma, Rocco Langone, 66 anni, la moglie Maria Donata Caivano, 64, il figlio Giovanni Langone, 45, sono rientrati fisicamente provati, la barba lunghi (per chi ce l’ha), il fisico un po’ smagrito, ma in fondo era naturale, dopo 21 mesi trascorsi in prigionia. Sequestrati in Mali dal 19 maggio 2022.

Ad accompagnarli i loro avvocati, Antonio Vidali e Tiziano Ciro Savino. E Daniele, il figlio rimasto a casa in trepidante e sofferta attesa in questo periodo difficile, ci tiene a rilasciare queste dichiarazioni: "Lo Stato c’è. L’Unità di Crisi è stata una seconda famiglia in questi mesi, attenta, premurosa, non mi sono mai sentito abbandonato. E anche il ministro dgli Esteri, Antonio Tajani, è stato un nonno amorevole".

I tre erano stati sequestrati dalla loro casa, alla periferia della città di Koutiala, a sud est della capitale Bamako. I genitori erano andati a trovare il figlio già trasferito da qualche tempo in Mali, ma la pandemia li aveva costretti a rimanere più del previsto. Poi, il sequestro. "Ma a parte per le ragioni dovute alla cosgtrizione, non hanno sofferto particolarmente - fa sapere l’avvocato Vidali -: non hanno subìto violenze gratuite".

La liberazione era avvenuta nella notte fra lunedì e martedì, sulle vicende relative al sequestro e al rilascio dei tre prigionieri, e alle lunghe e faticose trattative condotte dall’intelligence italiana, ovviamente vige il silenzio.

"Tre cittadini italiani erano stati sequestrati da un’organizzazione jihadista legata ad Al Qaeda - ha ricostruito Tajani -, erano stati prelevati dalla loro abitazione quasi due anni fa. Grazie alla collaborazione tra l’Unità di Crisi, fiore all’occhiello del Ministero degli Esteri, e il servizio di intelligence che opera all’estero siamo riusciti a riportarli a casa. É stata una bella operazione di cui siamo fieri, a dimostrazione del fatto che seguiamo tutti gli italiani che sono nel mondo, cercando di risolvere i loro problemi quando sono in difficoltà". "Non è stato facile - ha aggiunto - abbiamo lavorato in silenzio, con grande discrezione, con la grande collaborazione con la famiglia che non ha mai fatto polemica, ma ha sempre collaborato con il Ministero".

I tre famigliari sono stati già sommariamente interrogati e gli è stato messo a disposizione uno psicologo.

"C’è stata grande collaborazione da parte di tutte le autorità e questo ha portato a eccellenti risultati" dice l’avvocato Savino. Ora è il tempo del silenzio e della gratidudine.