Il giallo del trapper. Morto in cella a 26 anni. Il suo avvocato accusa:: "Aveva subìto abusi"

Jordan Jeffrey Baby scontava una condanna a 4 anni per rapina. In passato tentò il suicidio due volte. "Nessuno ha vigilato su di lui".

Il giallo del trapper. Morto in cella a 26 anni. Il suo avvocato accusa:: "Aveva subìto abusi"

Il giallo del trapper. Morto in cella a 26 anni. Il suo avvocato accusa:: "Aveva subìto abusi"

Il trapper Jordan Jeffrey Baby, nome d’arte del 26enne Jordan Tinti di Bernareggio in Brianza, è stato trovato morto ieri mattina nel carcere di Pavia. Il suo cadavere sarebbe stato rinvenuto, secondo il suo legale, l’avvocato Federico Edoardo Pisani, impiccato alle sbarre della propria cella. Il 26enne era stato condannato lo scorso aprile dal Tribunale di Monza a 4 anni e 4 mesi di reclusione con il rito abbreviato per rapina con l’aggravante della discriminazione razziale nei confronti di un 42enne, un operaio originario della Nigeria, a cui insieme a Gianmarco Fagà, noto come Traffik, romano, 26 anni, avevano sottratto nell’agosto 2022 la bici e lo zaino alla stazione ferroviaria di Carnate. L’episodio, aggravato da insulti razzisti, era stato filmato e il video era stato pubblicato su YouTube.

A fine novembre Jordan Tinti aveva ottenuto la misura dell’affidamento terapeutico ed era stato scarcerato e trasferito in una comunità per tossicodipendenti. "Noi ci eravamo battuti, rinunciando pure al ricorso in Appello e accettando lo sconto di un sesto della pena previsto dalla riforma Cartabia, per farlo andare in comunità. Invece al suo coimputato in Appello la pena è stata rideterminata da 5 anni e 4 mesi in 2 anni e mezzo non per rapina ma per violenza privata e danneggiamento – spiega l’avvocato Pisani –. Una decina di giorni fa l’affidamento terapeutico di Jordan è stato sospeso dal magistrato di sorveglianza perché nella sua stanza sarebbero stati trovati un telefono cellulare e un pacchetto di sigarette. Jordan è stato riportato nel carcere di Pavia, lo stesso in cui aveva denunciato di essere stato violentato e maltrattato. Ci sono due procedimenti in Tribunale a Pavia. In uno ci siamo costituiti parte civile. Nell’altro ci siamo opposti alla richiesta di archiviazione".

In quella casa circondariale, ribattezzata il ’carcere dei suicidi’ – 9 gli episodi avvenuti tra il 2021 e il 2022 – il 26enne aveva già provato a togliersi la vita due volte, spingendo il suo legale a denunciare gravi carenze nella sorveglianza. E i sindacati della polizia penitenziaria a segnalare ripetutamente le sofferenze d’organico e le conseguenti difficoltà gestionali, oltre che a lamentare i rischi per le aggressioni al personale. "L’ho sentito al telefono lunedì pomeriggio, erano le 17, ci siamo lungamente parlati e l’ho rassicurato. Invece la mattina seguente (ieri, ndr) mi ha telefonato suo padre in lacrime continuando a ripetermi che era morto – continua il legale –. Jordan aveva solo bisogno di essere aiutato. Era vittima dello stesso personaggio che si era costruito. Era una delle persone più educate che io abbia mai conosciuto". Su questa tragedia verrà aperta un’indagine. "La cosa strana, ho saputo, è che Jordan aveva appena avuto un contatto con un discografico. Suo padre e io chiederemo che venga fatta chiarezza sulla morte. Le persone che gli avevano fatto del male probabilmente sono ancora detenute in quel carcere".

Jordan Tinti era già finito nei guai per comportamenti aggressivi nei confronti delle forze dell’ordine, per essere salito sul tetto di un’auto dei carabinieri per pubblicizzare una canzone e per le minacce social a Vittorio Brumotti, inviato di Striscia la Notizia. "Vogliamo ammazzarti perché sei nero", avrebbero detto lui e Traffik all’operaio nigeriano prima di derubarlo. "Jordan non era razzista – conclude l’avvocato –. Aveva tatuato sul viso il campione di basket nero suo idolo, Michael Jordan. Non doveva finire così".