Identità alias a scuola. Liceo Banfi sotto attacco

Il Popolo della famiglia boccia il registro coi nomi scelti dai ragazzi in transizione. La preside: "Una questione delicata che va affrontata con le dovute cautele".

Identità alias a scuola. Liceo Banfi sotto attacco

La preside del liceo Banfi Daniela Canavero si schiera con le richieste dei ragazzi

Il liceo Banfi sceglie la “carriera alias“ e si scatena la polemica. Il Popolo della famiglia attacca l’istituto di Vimercate che ha adottato il protocollo "su richiesta degli studenti – spiega la preside Daniela Canavero – come hanno fatto tante alte scuole italiane prima di noi".

"Una questione di civiltà che ricalca fra l’altro prassi già previste dal contratto del personale della scuola su insegnanti, impiegati e assistenti", aggiunge la dirigente. Al centro di tutto la possibilità per i ragazzi che desiderano cambiare genere "di essere chiamati nel registro elettronico con il nome che vogliono", anche se nei documenti invece resta il sesso di nascita, fino a processo concluso. "Una questione delicata che va affrontata con le dovute cautele", ancora la dirigente. "Con la scusa dell’inclusione propongono ai ragazzi una vana illusione – attacca Andrea Cavenaghi, coordinatore del partito di Mario Adinolfi sul territorio –. Questa scelta presa, a quanto pare, con l’accordo della componente studentesca abdica al ruolo di educatori, maestri, professori degli adulti che accettano di farsi guidare invece che guidare gli adolescenti in una fase tanto delicata della loro vita".

"Il Consiglio di Istituto – aggiunge il referente – si dimentica di raccontare il dramma dei detransitioners, i giovanissimi che hanno cambiato sesso prima della maggiore età e che se ne sono pentiti. Una moda che tramonterà come le altre, non prima però di aver lasciato segni indelebili sulla pelle dei nostri figli. Per questo chiediamo agli organi scolastici di ritornare sulla propria decisione e svolgere quel ruolo di maestri che è degli adulti".

"Condividiamo la scelta del Banfi che ha l’obiettivo di favorire un ambiente di studio sempre più inclusivo eliminando situazioni di disagio nell’espressione dell’autodeterminazione di genere del singolo e nella prevenzione delle discriminazioni", replica il Pd provinciale. "Gli attacchi alla scuola sono inqualificabili– prosegue il dem Vincenzo Di Paolo –. Sostenere persone giovani nel riconoscimento della propria identità è un’attenzione importante che incide sulla serenità del percorso scolastico e di vita prevenendo problemi e disagi". E sulla richiesta di ritirare il provvedimento adottato, "la politica rispetti l’autonomia delle istituzioni scolastiche".