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24 apr 2022

Aicurzio, figlio uccide la madre: "In casa manca l’ascolto"

La chiave di lettura amara del parroco don Stefano Strada dopo l’uccisione di Fabiola Colnaghi da parte del figlio Davide Garzia

barbara calderola
Cronaca
A sinistra don Stefano Strada, parroco della Comunità pastorale Regina degli Apostoli di Aicurzio, Sulbiate, Bernareggio e Villanova; a destra la vittima Fabiola Colnaghi, 58 anni
Fabiola Colnaghi

"Come stai? È la domanda che oggi manca nelle famiglie. Dentro, c’è quel che serve a cambiare le cose: ascolto e comprensione. Ma ormai ci lasciamo travolgere dalla frenesia del tran tran quotidiano. C’è sempre qualcosa da fare e i rapporti rischiano di passare in secondo piano". Per don Stefano Strada, parroco della Comunità pastorale Regina degli Apostoli di Aicurzio, Sulbiate, Bernareggio e Villanova, i problemi fra le mura domestiche cominciano da qui. Allontanandosi giorno dopo giorno si alzano muri invisibili. "Ruota tutto attorno alla qualità dei legami, se non c’è si scivola nella solitudine. E da lì ad altro. Sulla fine di Fabiola, sulle responsabilità di Davide credo che la prima cosa da fare sia non pronunciare sentenze. La misericordia vale per tutti.

Qui c’è un dramma umano che coinvolge più persone: la mamma che non c’è più, il figlio che ha confessato di averla uccisa, i fratelli, il resto dei parenti". "In generale, all’interno di una casa va creato un certo clima. I ragazzi devono riconoscere i genitori, ma i genitori devono conquistare la fiducia dei figli. Se i dissapori fra adulti si traducono in attacchi aggressivi l’uno nei confronti dell’altra, non si può chiedere ai giovani di avere rispetto". "Dietro a ogni porta c’è un segreto e in questi tempi difficili c’è senza dubbio un deficit nell’affrontare le difficoltà quotidiane. Di quante tragedie leggiamo ogni giorno. La situazione è preoccupante. La pandemia può avere acuito alcuni aspetti del fenomeno, ma è sbagliato pensare che sia tutta colpa dell’isolamento imposto dalla scoppio della crisi sanitaria.

Le dinamiche di scollamento all’interno dello stesso focolare domestico si vedono da ben prima del virus". L’antidoto? "L’attenzione all’altro che nasce proprio dall’ascolto. A cominciare da se stessi. È importante ritagliarsi spazi per sé e per i propri cari e invece oggi non si riesce neanche più a leggere un libro. Ecco perché dico che nella domanda ‘come stai?’ c’è la vera chiave di volta: è molto impegnativa in famiglia. In tanti però credono di non avere più tempo di occuparsene". "Si comincia con i bruti voti a scuola. Per molti genitori sono un fulmine a ciel sereno. Ma se ci fosse attenzione, forse non succederebbe".

 

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