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23 apr 2022

Aicurzio, uccide la madre a calci e pugni: "Volevo punirla per la sua indifferenza"

Il racconto dell’orrore ripetuto da Davide Garzia al pm in carcere, convalidato l’arresto. Potrebbe presto essere sottoposto a perizia psichiatrica

23 apr 2022
barbara calderola
Cronaca
pintus Aicurzio Fabiola Colnaghi
Fabiola Colnaghi
pintus Aicurzio Fabiola Colnaghi
Fabiola Colnaghi

Aicurzio (Monza)  In carcere a Monza ha raccontato tutto ancora una volta, durante l’udienza di convalida del fermo. Ieri Davide Garzia, il 23enne di Aicurzio che giovedì ha ucciso la madre a calci e pugni senza perché, ha ripercorso davanti al gip Marco Formentin la drammatica sequenza del delitto. Si è soffermato come aveva fatto davanti al pubblico ministero Marco Santini sui dettagli del calvario di Fabiola Colnaghi, 58 anni, aggredita in casa all’ora di pranzo. E ha parlato anche del complotto che a suo parere la famiglia avrebbe ordito contro di lui: "Mi diffamavano in paese". Secondo i conoscenti "il giovane non stava bene".

Da studente Davide era stato in cura per crisi depressive, poi quando aveva compiuto 18 anni era passato al Centro-psico sociale di Vimercate: il contenuto delle sue cartelle è tutto da analizzare. Anche la mamma era seguita dallo stesso servizio, gli investigatori hanno confermato la circostanza. Il racconto del giovane è un film dell’orrore, dopo aver finito a botte la donna ha infierito sul cadavere, l’esatta sequenza del vilipendio sarà chiarita dall’autopsia a fine mese.

I carabinieri hanno raccolto le forbici usate per tagliare i capelli alla madre, il flacone della candeggina gettata sul viso e la penna usata per scrivere parolacce sulle gambe della donna. Intanto resta sotto sequestro l’appartamento del delitto in via della Vittoria di proprietà del nuovo compagno di Fabiola.

La vedova era tornata a sorridere dopo anni difficili fra separazione e tre figli da crescere. I fratelli maggiori di Davide sono indipendenti da tempo, lui, invece il più piccolo, non è mai riuscito a spiccare il volo. E delle proprie difficoltà incolpava i parenti: "Non si occupavano dei miei problemi", ha confermato anche al giudice per le indagini preliminari.

Ha confessato anche che pensava da tempo di "punire la mamma per la sua indifferenza". La verità è che Garzia dopo il diploma forse anche a causa dei suoi problemi di salute non aveva mai cercato lavoro. I dissidi fra le pareti domestiche riguardavano sciocchezze "come i lavoretti di casa ai quali lui non contribuiva – raccontano gli amici di famiglia –. Ma non c’erano stati campanelli d’allarme". La vittima è stata aggredita brutalmente, ma non se l’aspettava. Nell’immediato futuro del figlio assassino potrebbe esserci una perizia psichiatrica.

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