La Guardia di finanza a Monza
La Guardia di finanza a Monza

Monza, 14 Settembre 2017 - "Queste protesi fanno veramente c.... L'abbiamo messa ma non rimane appoggiata bene". Questo il commento intercettato di uno dei chirurghi coinvolti nell'inchiesta della Procura di Monza sulla corruzione nella fornitura di presidi ortopedici. "Io quelle protesi non le userò mai, mangiano un sacco di osso", invece il commento di un medico che si era rifiutato di entrare nel business.

E' stato proprio un medico collega dei tre chirurghi arrestati dai finanzieri a presentare la denuncia che ha dato il via alle indagini delle pm monzesi Manuela Massenz e Giulia Rizzo, coordinate dal procuratore monzese Luisa Zanetti, che ha parlato di "una gestione in spregio della salute dei pazienti".

Secondo l'accusa, per comprare protesi di qualità scadente, i chirurghi hanno ottenuto il pagamento di somme di denaro (chiamate dagli indagati il "disturbo" per la collaborazione illecita, da cui il nome dell'operazione delle Fiamme gialle) o altre utilità,cene, viaggi, alberghi, biglietti aerei, partecipazioni a congressi, assunzione di personale o ancora il diritto a percepire una quota di partecipazione dal 10 al 15% sul rimborso ottenuto per gli interventi chirurgici dal Servizio Sanitario Nazionale. per ottenere più guadagni gli indagati avevano ampliato il bacino dei pazienti privilegiano il "reclutamento" di quelli provenienti da altre Regioni perché le prestazioni non avevano tetto per i rimborsi. Questo anche a danno degli stessi pazienti, perché quelli provenienti da altre Regioni avevano una corsia preferenziale. Per aumentare il numero delle protesi da impiantare sono stati poi coinvolti medici di base compiacenti che, dietro pagamento di una percentuale sull'onorario per le visite e un contributo sull'affitto dei loro ambulatori, mettevano a disposizione dei chirurghi individuati dai venditori di protesi il proprio ambulatorio nonché reclutavano tra i loro assistiti, soprattutto anziani, persone da avviare all'intervento chirurgico.