Andrea Prodissi nella sua cabina di pilotaggio
Andrea Prodissi nella sua cabina di pilotaggio

Carate Brianza (Monza e Brianza), 21 luglio 2019 - Il vizio di volare l’ha sempre avuto. Negli studi, nel lavoro, nella vita. E pure nella passione. Quella per gli aerei. L’istituto aeronautico come scuola, la trasferta in America, il brevetto da pilota ("A 16 anni già volavo da solo): "Avrei voluto fare quello, ma a 22 anni si è imposto una rotta per la sua carriera. "Non trovando lavoro come pilota mi sono buttato nel settore delle auto".

E oggi Andrea Prodissi è il direttore generale del Centro Porsche Varese. Anche se "la passione per il volo l’ho sempre coltivata". E quella, si sa, non ha prezzo. Così, approfittando anche della sua inclinazione al faidate, con il lavoro che lo assorbe (quasi) a pieno, ha deciso di regalarsi un aereo e di metterselo nella taverna di casa. Per volare con un sofisticato software di simulazione. Scordatevi, però, la PlayStation. Quelli sono giochi da ragazzi. Qui si vola sul serio, "l’unica differenza è che non hai 300 passeggeri dietro di te. Il resto è tutto come nella realtà. A cominciare dalla cabina di pilotaggio. Quella vera di un Boeing 737-800 NG, l’aereo di Ryanair. Allestita in taverna, "il mio mondo".

"Ti arrivano i componenti ma poi li devi assemblare e poi connettere fra loro: ci ho messo quasi un anno per fare in modo che tutto funzionasse alla perfezione", confessa Andrea. Ha seguito un corso online, ma "all’inizio c’era qualche spia che partiva all’improvviso senza motivo, o magari l’aereo non mi si alzava dalla pista. Soltanto per accenderlo senza problemi ci ho messo un paio di mesi". Molti componenti "me li sono progettati e realizzati io direttamente con la stampante 3D". Tutto è riprodotto fedelmente, fino ai minimi dettagli. E "di notte vado giù e volo. Un’oretta al giorno cerco sempre di ritagliarmela".

Il comandate  Andrea ormai ha girato mezzo mondo in rete. Ogni procedura dev’essere rispettata in base ai manuali della Boeing. Puoi partire da qualsiasi aeroporto. Una volta in plancia di comando, connessa tutta la strumentazione di bordo al computer, i monitor ad altissima definizione che coprono per intero la visuale dal parabrezza dell’aereo visualizzano lo scenario scelto. Malpensa, Bergamo, Fiumicino piuttosto che Londra, Dubai o qualunque altro punto da cui si vuole decollare. "Prima si avvia il motore 2, poi il motore 1 – spiega Prodissi -, comunque dopo aver spento tutte le possibili dispersioni di potenza (dall’aria condizionata alle luci), in modo tale che la pressione venga canalizzata solo sulle ali. In questa fase i passeggeri sono già tutti seduti e con la cintura allacciata". A quel punto possono partire i test di emergenza, e quando i sistemi sono tutti on si inizia a riscaldare i finestrini in fase di pressurizzazione dell’aereo perché altrimenti esploderebbero. "Già ho impostato il piano di volo, il mio nome è Ryanair 1719, che è la data di nascita di mia figlia ma lo zero non lo puoi usare e quindi ho messo l’1 – racconta Andrea -. Un occhio al meteo, che è reale, e poi stacco il freno parcheggio, do un po’ di motore e procedo verso la pista di decollo che la torre di controllo mi ha assegnato". 

Nessuno dei piloti in rete può agire in autonomia. Ci sono “giocatori” che fanno la torre di controllo e regolano il traffico nei cieli di tutto il mondo virtuale. Ottenute le autorizzazioni, «ci allineiamo, diamo potenza massima ai motori e si decolla. Salgono i carrelli e dai finestrini vedi le città sotto». Arrivati a 10mila piedi puoi stare al massimo a 250 nodi di velocità: "Con questo aereo puoi arrivare a 330 nodi (670 km/h) e fino a 35-38mila piedi – continua -. Si vola in alto o in basso per dividere i due flussi delle autostrade dei cieli, da Nord a Sud e viceversa». Si viaggia sempre con il pilota automatico, e non è che se ti stufi puoi interrompere il volo. Devi arrivare a destinazione: «Se ti fai Milano-Dubai, resti 8 ore in cabina». E «per metterti alla prova, puoi anche simulare qualsiasi imprevisto, da quelli elettrici alle avarie del motore. Ma se capitasse nella vita reale? "Con un minimo aiuto dalla torre di controllo saprei portartelo giù. Ma non dovrei pensare ai passeggeri". In condizioni normali, però, l’atterraggio ha la sua routine. Riduci la velocità con i flaps, estrai il carrello, attivi le luci di atterraggio e inizi a tirare verso di te la cloche mentre dal parabrezza l’aeroporto si avvicina sempre di più così che l’aereo possa toccare la pista delicatamente. Arrivati a destinazione. Raggiungi il tuo parcheggio, accendi le luci taxi e puoi spegnere motori e... computer. Una rampa di scale e sei nel tuo soggiorno. Domani notte, un altro viaggio.