Bitumificio cancellato. Ex sindaco e dirigente condannati a pagare 200mila euro a testa

La decisione a carico di Marco Rocchini e Massimiliano Luppini. Secondo la Corte dei Conti si trattò "di una scelta elettorale". che provocò un danno al Comune costretto a indennizzare la Doneda.

Bitumificio cancellato. Ex sindaco e dirigente condannati a pagare  200mila euro a testa

Bitumificio cancellato. Ex sindaco e dirigente condannati a pagare 200mila euro a testa

Quattrocentomila euro da pagare metà per uno, la Corte dei Conti mette fine a più di 10 anni di polemiche e battaglie giudiziarie: l’ex sindaco di Arcore Marco Rocchini e l’ex dirigente del Comune Massimiliano Lippi dovranno restituire al Municipio i soldi per aver cancellato il bitumificio della Doneda a Bernate, che l’ente pagò a parziale ristoro dell’azienda.

"Nessuna responsabilità", invece, per Rosalba Colombo del Pd che assunse la guida dell’amministrazione dopo l’avvocato di Forza Italia vicino al Cavaliere, la sua posizione si è chiarita nei diversi gradi di giudizio. Ultima pronuncia dopo il ricorso contro le precedenti decisioni dei due debitori eccellenti. La magistratura contabile conferma che si trattò "di una scelta elettorale", che causò un danno erariale. Ora, l’ex primo cittadino azzurro e l’ex dipendente pubblico dovranno versare due terzi dei 600mila euro che l’Amministrazione spese nel 2011 per "licenziare" l’impresa. Rosalba Colombo, l’altro primo cittadino coinvolto nella vicenda, che i giudici hanno completamente scagionato, votò contro l’insediamento da consigliera d’opposizione e mantenne sempre lo stesso orientamento, di fatto per gli inquirenti "non incise sulla decisione di congelare la pratica", una strada imboccata invece dal suo predecessore, che in un primo tempo aveva aperto le porte alla Doneda e poi, spiega la sentenza, "quando comprese che la decisione l’avrebbe danneggiato nelle urne, cambiò idea". Fu proprio per non rischiare la sconfitta che arrivò il passo indietro. A innescarlo, la rivolta di Bernate. La frazione si era sollevata contro l’impianto. Gli abitanti si erano riuniti in comitato, avevano raccolto 3.500 firme e protestato a più riprese. Una pronuncia del Consiglio di Stato, a cui si era appellata l’azienda, nel 2017 aveva condannato il Comune a versare a titolo risarcitorio i famosi 600mila euro, a fronte di una richiesta di indennizzo di 1,2 milioni. Nasceva tutto da un esposto di Andrea Orrico, capogruppo del Movimento 5 stelle.

La magistratura aprì un’istruttoria e chiese al Comune la documentazione per ricostruire la storia del bitumificio mai nato e inviò agli interessati a presentare le proprie memorie difensive. Orrico ipotizzava che sarebbe stata la condotta omissiva degli amministratori la causa dello spreco di soldi pubblici. Rocchini prima concesse all’azienda di installarsi ad Arcore, poi negò questa possibilità. Ma il centrodestra non vinse ugualmente le elezioni e il testimone passò al centrosinistra.