BARBARA CALDEROLA
Cronaca

Morto a 90 anni Camillo Brambilla, addio al re del firlinfeu

Il maestro se ne va portandosi dietro i segreti di un mestiere. La sua bottega artigiana costruiva flauti di Pan apprezzati in tutto il mondo

Camillo Brambilla, re del firlinfeu

Camillo Brambilla, re del firlinfeu

Bernareggio (Monza Brianza) – Addio all’ultimo artigiano della musica popolare, Camillo Brambilla se ne è andato a 90 anni portando con sé i segreti della propria arte. Bernareggio e la Brianza piangono una delle loro glorie, l’uomo capace di creare il flauto Pan, il maestro dei ‘firlinfeu’, la fama dei suoi pezzi unici aveva varcato i confini del Paese e in Gran Bretagna sono tanti ad averli sotto teca.

La sua casa laboratorio in via Leoni, così vuota da poche ore, è un museo che custodisce più di 60 anni di passione e di lavoro per dare vita ai piccoli strumenti a fiato amati dai gruppi folkloristici. Lui non si è mai allontanato da qui dal 1933 quando vide la luce in una famiglia di contadini. E suo padre gli insegnò il mestiere e prima erano stati suo nonno e il suo bisnonno a tramandarlo indietro nel tempo fino ai moti risorgimentali. Le stanze dell’artista sono state il punto di riferimento per generazioni di appassionati che ora restano orfani. Brambilla, guardiano della tradizione, ha sempre fatto tutto qui, "seguendo le regole antiche, le stesse da due secoli", aveva raccontato al Giorno in un’intervista, anni fa.

A cominciare dal legno impiegato per creare la magia del suono perfetto, "canna dolce che cresce in abbondanza fino a Imbersago e che i contadini tenevano apposta per noi. Andavamo a raccoglierla, ma solo in primavera dopo che il freddo dell’inverno l’aveva temprata". Ancora adesso i suoi flauti sono richiestissimi in tutta la regione, nella bottega c’è un vero e proprio catalogo con esemplari d’epoca, i primi risalgono a due secoli fa.

Ma sono stati i collezionisti inglesi a regalare al maestro grandi soddisfazioni. Affascinati dalla sua abilità, ne hanno ordinati in quantità e lui, puntuale, li ha spediti oltremanica. Ma Camillo ne ha costruiti anche per l’orchestra della Rai, per il Conservatorio e a Palazzo Marino ne donò tre: un basso di fine Ottocento, un cantabile in Si bemolle e uno in Fa maggiore del 1970. A ringraziarlo fu Vittorio Sgarbi in persona. "Strumenti eccezionali", scrisse il critico in una lettera.

Prima ancora, negli anni Venti, suo padre Francesco e suo nonno Luigi fondarono un gruppo musicale nel borgo che si esibiva proprio con le loro creazioni e per oltre 20 anni la banda, prima di sciogliersi nel 1942, spopolò. Oggi alle 15 la comunità saluterà per l’ultima volta Camillo, in Santa Maria Nascente alle 15.