Quotidiano Nazionale logo
1 set 2021

Van De Sfroos e Zucchero: "Il nostro gospel in laghée-emiliano"

Il menestrello del Lario sabato sul palco del Carroponte e il 17 settembre con il nuovo album "Maader Folk"

andrea spinelli
Spettacoli
Davide Van De Sfroos
Davide Van De Sfroos

Trovate questo articolo all'interno della newsletter "Buongiorno Milano". Ogni giorno alle ore 7, dal lunedì al venerdì, gli iscritti alla community del «Giorno» riceveranno una newsletter dedicata alla città di Milano. Per la prima volta i lettori potranno scegliere un prodotto completo, che offre un’informazione dettagliata, arricchita da tanti contenuti personalizzati: oltre alle notizie locali, una guida sempre aggiornata per vivere in maniera nuova la propria città, consigli di lettura e molto altro. www.ilgiorno.it/buongiornomilano

Milano - Il disco dell’approdo. Per Davide Van De Sfroos il nuovo album "Maader Folk", sul mercato dal 17 settembre, costituisce quel porto sicuro tanto agognato dopo "anni di navigazione tra i flutti di un mare in tempesta". Nell’attesa di salire sabato prossimo sul palco del Carroponte con i suoi De Sfroos, il cantautore laghée torna intanto domani in radio col singolo "Oh Lord, vaarda gio", Oh Dio, guarda giù, scritto e inciso assieme a Zucchero, con cui aveva già collaborato tra i solchi di "D.O.C." all’autobiografica "Testa o croce".
Davide, com’è nata "Oh Lord, vaarda gio"?
"È un pezzo che si è scelto, rimasto nel cassetto per tanto tempo e poi recuperato nel Natale 2019, quando un amico arrangiatore mi ha chiesto una canzone su cui lavorare. Finite le registrazioni di ‘Maader Folk’ è rispuntato fuori, sorprendendo tutti per la potenza e l’aderenza ai tempi. Sembrava scritto proprio durante il lockdown e sarebbe stato uno sbaglio escluderla".
Perché Zucchero?
"Perché siamo due musicisti a cui piace scambiare energie. Gli ho mandato il pezzo mentre stava lavorando a ‘September’, il duetto con Sting, e quando l’ha sentito s’è entusiasmato chiedendo subito di partecipare perché lo trova molto nelle sue corde. È venuta una cosa straordinaria perché, oltre a cantare, Zucchero ha tradotto alcune strofe del testo in emiliano, trasformando il tutto in un gospel ruspante a due voci: l’urlo dell’uomo smarrito che chiede al Signore su quale strada camminare".
Quali sono le canzoni di Fornaciari che trova più affini a questa "Oh Lord, vaarda gio"?
"Sicuramente quelle più interiori; cose come ‘Hey man’, ‘Diamante’, ‘Il suono della domenica’, ‘Madre dolcissima’". - Sulla copertina di "Maader Folk" la sua "Madre dolcissima" è una Madonna multietnica. "Sì, la personificazione del folk con sembianze muliebri. La copertina mi è arrivata in sogno. Ero a letto con il Covid quando m’è apparsa questa compassionevole figura femminile, madre ideale del folk, del suono primordiale che tutti in un modo o nell’altro ci portiamo dentro. Così mi sono svegliato, ho messo una canzone di un folker doc quale Phil Ochs e ho chiamato il mio manager dicendo: credo proprio di aver trovato il titolo del disco".
Questo album è il punto d’arrivo di un processo rigenerativo durato quattro anni.
"Effettivamente ho navigato in acque di tutti i tipi, ma sono rimasto attaccato al timone cercando di andare avanti anche ricostituendo un gruppo che non si vedeva più da un quarto di secolo; passo coraggioso, importante, che poi in questo mio nuovo disco solista mi ha riportato lì da dove ero partito, al folk e a certi sapori celtici degli esordi, pur senza rinunciare ad inseguire suoni nuovi grazie anche alla collaborazione col produttore Taketo Gohara".

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?