Luciano Massa, fondatore di Show Reel
Luciano Massa, fondatore di Show Reel

Milano, 9 aprile 2016 - Cosa hanno in comune un ricercatore scientifico con la passione per la cucina, una ragazza dai boccoli d'oro alle prese con i dilemmi adolescenziali e il vincitore di X Factor 7? Nessuna freddura di Pierino all'orizzonte, la risposta è molto seria nel variegato universo dell'entertainment. Marco Bianchi, Sofia Viscardi e Michele Bravi sono YouTuber, blogger, cantanti, creator, influencer. Tradotto per i profani: creano video, scrivono articoli, commentano sui social network con grande successo. Insomma, sono star del web. Un tempo, fino a una decina di anni fa, l'adolescente medio tornava a casa da scuola, mangiava pizza surgelata (se fortunato la lasagna della nonna) e accendeva la tv, magari sintonizzandosi su Dragon Ball o sulle repliche di The O.C.. Oggi molto è cambiato: la lasagna è diventata sushi e la televisione è diventata il canale YouTube dei The Show o di Favij

Il fenomeno, riconosciuto dalla comunicazione “canonica” solo in tempi recenti, è molto più profondo e non è circoscritto ai teen. La parola chiave per capire tutto è community: individui gruppi di persone unite da un interesse comune (una community, appunto), ne studi le tendenze e costruisci “opinioni positive intorno a centri di interesse”, citando Luciano Massa, cofondatore insieme a Luca Leoni di Show Reel, azienda leader in questo settore. Un mantra, quello della community, applicabile a brand, prodotti, media, talent e personaggi pubblici e politici di rilievo.

Una bella storia di eccellenza e successo quella di Luciano Massa, 40enne docente dello Iulm partito da Taranto per Milano nel 1997 per studiare da vicino il mondo dello spettacolo e della pubblicità. O meglio - controcorrente già all'epoca -, per vivere a Milano e continuare a studiare in Puglia. Le radici dell'industria dei web influencer nostrani prende il via da lì. Poi, insieme a Luca Leoni, con il quale sono amici dal 1992, il successo e la creazione dell'azienda negli anni Duemila. Azienda nella quale operano oggi oltre 20 persone suddivise in 8 business unit. Età media inferiore ai 28 anni.

In cosa consiste il lavoro di Show Reel?

«Cerchiamo di fornire risposte a esigenze che ancora non si sono manifestate nella loro interezza, iniziando da un costante monitoraggio delle community, passando poi al settore ricerca e sviluppo per un periodo che varia dai 3 ai 5 anni. Siamo partiti nel 2012, per esempio, con la tag sostenibilità legata a Expo e Lisa Casali».

Come è nato il progetto YouTube?

«Le radici risalgono a metà anni Novanta a Milano con lo studio dei fans club, passando nel 2005 ai filmati su Libero Video. Il vero esordio su Youtube è stato nel 2007 con i The Dopes, un gruppo di ragazzi che facevano video divertenti, purtroppo soli in un mare di gattini. In quel caso siamo arrivati troppo presto. Il boom è stato nel biennio 2010-2011 con Willwoosh e la serie web Freaks!. In quel momento abbiamo scritto, inconsapevolmente, le regole che stanno governando l'entertaiment sul web in Italia».

Come si diventa YouTuber o – termine più corretto – creator?

«E' necessario capire la community alla quale ci si sta rivolgendo e le regole della stessa, diventando degli esperti, prima, e divulgatori, poi. Le persone credono in quello che dici e in quello che fai».

Quando si fallisce?

«Quando l'ego del creator prende il sopravvento e supera il bene della community, perdendo così il ruolo di suo rappresentante».

E' necessario comparire anche sui media tradizionali, soprattutto radio, cinema e tv?

«Questo salto non è necessario. La maggior parte dei creator che ha partecipato a progetti su altri canali ha fallito perché non ben preparati».

Senza il supporto di un'agenzia come la vostra si riesce a raggiungere il successo?

«Senza dubbio a livello di popolarità si possono raggiungere grandi risultati anche senza il nostro supporto, poi però ci si scontra con le regole del sistema e del mercato. Noi siamo utili perché parte integrante del sistema, non siamo dei semplici manager ma dei traduttori».

Si può vivere di YouTube?

«Con il tempo si può, ma non bisogna porselo come obiettivo. Il riscontro economico è una conseguenza del valore che gli altri vedono in quello che dici e che fai. Mi è sempre piaciuta una frase di Bud Spencer: “Per le medaglie sportive che ho vinto devo ringraziare me stesso, per i soldi il pubblico”»

Quale futuro per i talenti di YouTube?

«E' un momento di grande cambiamento. La prima fase è stata dal 2010 in poi, nella quale questi ragazzi hanno dato uno scossone al sistema dei media tradizionali. Dal 2014 al 2016 è stato eseguito ciò che si era sperimentato. Ora si sta aprendo una terza fase in cui si dovrà tornare a studiare, l'improvvisazione non basterà. I creator dovranno dotarsi di mezzi intellettuali più profondi».