Biagio Antonacci e Laura Pausini
Biagio Antonacci e Laura Pausini

Milano, 3 luglio 2019 - Scherza coi fanti ma lascia stare Freddie. La Pausini che compare sullo schermo col “sacro” giubbotto giallo dell’icona Mercury (quello indossato nella magica notte di Wembley ‘86) per intonare “Ritorno ad amare” è uno dei momenti spiazzanti dello show con cui l’Eroina dei Due Mondi piomba domani e venerdì a Milano per condividere con Biagio Antonacci l’ebbrezza di un San Siro grande come la loro ambizione. Una sola replica, infatti, sarebbe andata rapidamente sold-out senza lasciare gli spazi ai vuoti di due.

Un po’ quanto accadrà il 12 e 13 luglio pure ad un altro show ansioso di raddoppiare il Meazza come il Simulation Theory World Tour dei Muse. Così se domani la coppia d’oro della canzone italiana, salvo prodigiose cacce al biglietto dell’ultim’ora, canterà davanti a circa 45mila spettatori, il giorno successivo ne troverà 30 mila. Settantacinquemila in tutto, nonostante la riduzione prato Trenitalia (30 invece di 49 euro) e quello “special 8” che ti consente di comprare 8 biglietti pagandoli 28,75 euro l’uno invece di 49. Non pochi comunque, anche se lontani dai 115mila del doppio sold-out. «Ci vogliamo bene, ci piace scambiarci i pubblici e… vogliamo fare la storia», ha assicurato Laura-Freddie parlando di quest’avventura. E per assicurarsi di portare in scena qualcosa di memorabile lei e Biagio hanno approntato una scaletta che neppure un Claudio Baglioni dopo la traversata del deserto avrebbe avuto il coraggio di stilare: 49 pezzi, 4 medley, 190 minuti di musica tra filmati, coriandoli, invenzioni pirotecniche, coreografie d’impronta un po’ televisiva ideate dal direttore artistico Luca Tommassini.

«La scaletta è il riflesso della vita di due persone che fanno questo mestiere e siccome siamo pure amici nessuno prevale sull’altro», assicurano i “Pausinacci” che, per la gioia dei fans, abbondano nello scambiarsi le canzoni mettendo ciascuno un po’ della propria anima in quella dell’altro. Ma al di là della Disneyland che si portano appresso a bordo di 40 tir, a rimanere tatuati sono probabilmente i momenti più intimi, quelli che la coppia si regala nella cornice “salottiera” (che sarebbe bello rivedere nella sacralità del teatro) materializzata ad un certo punto sul lato destro del palco, quando Laura canta Biagio (“Se tornerai”, “Sei”, “L’amore comporta”, “Ti ricordi perché”) e lui la ricambia spaziando da “Ho creduto a me” a “Il mio sbaglio più grande”, a “Fidati di me”. Tutto dopo l’introduzione dei “quadri parlanti”, lui truccato da Van Gogh e lei da Ragazza con l’orecchino di perla, che rappresenta una delle invenzioni meno riuscite dello show. Biagio è quello con i piedi per terra, a tratti svociato, ma generoso al punto nel suo essere artista da regalare allo spettacolo i suoi più alti momenti di verità, mentre lei è lei, Miss Grammy, una forza della natura aggrappata con le unghie e con i denti al personaggio che l’ha resa una diva internazionale già venticinque anni fa. Anche se nel frattempo il mondo è cambiato. E oggi brani come “La solitudine” o “Strani amori”, oltre ad avere una vibrazione diversa nel cuore di chi l’ascolta, ce l’hanno probabilmente pure nel suo.