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12 giu 2022

"Cùntami: la mia battaglia al cinema"

Giovanna Taviani al Mexico: mio papà mi sognava “Asor Rosa“, poi è diventato il mio primo fan

12 giu 2022
simona ballatore
Spettacoli
Giovanna Taviani
Giovanna Taviani
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Giovanna Taviani

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Milano - Nelle grotte di Polifemo, da piccina, Giovanna Taviani ascoltava incantata la voce di papà Vittorio che le raccontava le avventure di Ulisse. Da qui ha inizio un viaggio, intimo e corale, alla ricerca di Mimmo Cuticchio, ultimo cùntista e puparo, e dei suoi allievi, che continuano a combattere anche contro i mulini a vento per non fare tramontare l’arte della narrazione orale, per fare incontrare Don Chisciotte e Peppino Impastato, aprendo lo sguardo sul presente con la chiave del mito. “Cùntami”, premio speciale ai Nastri d’Argento sezione Docufilm, approda oggi alle 21 a Milano, al cinema Mexico, con la sua regista.

C’è un passaggio di testimone continuo da generazione a generazione, da padre a figlia.
"Sono salita su un furgoncino rosso, una macchina del tempo stile Odissea nello Spazio , alla ricerca dei narratori orali . Originariamente avrei dovuto guidare da sola, alla ricerca di maestri e allievi, a cominciare da Mimmo Cuticchio. Poi ho deciso di passare il volante a tutti noi, “figli“, che stiamo sulle spalle di giganti per vedere più lontano".

Quando è iniziato il viaggio?
"Cinque anni fa. Quando ho cominciato le riprese e ho pensato al prologo, intimo come le musiche, mio papà era malato. Non avrei immaginato che in quelle acque avrei sparso poi le ceneri dei miei genitori. Raccontare è l’unico antidoto alla morte".

Mimmo Cuticchio a un certo punto ha preso in mano la “spada“ del padre, che pensava di essere l’ultimo cùntista: l’ha fatta propria, ha fatto rivivere l’arte, non solo per i turisti. Quando suo padre Vittorio le ha passato “la spada“?
"Bellocchio diceva che “ci si può liberare anche dai padri senza bisogno di doverli uccidere“. La tradizione viaggia, si rinnova. E a volte bisogna superare un conflitto. Io avevo un’intesa artistico-letteraria con lui. Che ha sempre cercato, come mia mamma, di non farmi fare questo lavoro. Mi sognavano docente e critica letteraria, una ’Asor Rosa’. Ho seguito tutta la carriera accademica. Poi il prof Romano Luperini ha cominciato a farmi studiare letteratura e cinema... E col primo documentario I nostri 30 anni - Generazioni a confronto mio padre è diventato il mio primo fan. Non voleva fossi l’ennesima “figlia di qualcuno“, dovevo arrivarci da sola. E ci sono arrivata a 34 anni, con serietà e solidità umanistica. “Tu sei regista“: mi diceva".

È ancora un mondo complicato per le registe-cùntiste?
"Di ottime cùntiste ce ne sono. E mi hanno chiesto di raccontarlo, cosa che farò. Quanto alle registe... siamo ancora il 12%, le direttrici di fotografia ancora meno. Ma sono ottimista, qualcosa sta cambiando".

Con “Cùntami“ sta lottando contro i mulini a vento?
"C’è un vero attacco alla sala, non ci si crede più. E invece è lì il cinema. Sentire le voci che arrivano da dietro, da destra, da sotto. La mia battaglia è accompagnare Cùntami nelle sale, sentire il respiro del pubblico, raccontarlo. Servono esercenti coraggiosi come al Mexico. Anche Fughe e approdi è passato lì".

Prossimo approdo?
"Il primo film di finzione: ieri abbiamo letto l’Antigone fino a notte fonda".

 

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