Pierfrancesco Maran
Pierfrancesco Maran

Milano, 28 dicembre 2015 - Pierfrancesco Maran, assessore alla Mobilità, perché avete atteso 30 giorni consecutivi di emergenza smog prima di varare il blocco auto?
«Non credo che il Comune si sia mosso tardi. Il vero dato di fatto è che siamo stati gli unici a muoverci. La Regione ha impiegato 10 giorni per convocare quel tavolo coi Comuni già chiesto da Anna Scavuzzo, delegata Ambiente della Città Metropolitana. Quanto al Governo, il ministro Gian Luca Galletti ha deciso ora di convocare i sindaci, bene! È il compito di Milano anticipare tutti sui grandi temi che attraversano il Paese. E lo dico sottolineando anche il lavoro fatto dalle Giunte che ci hanno preceduto, targate centrodestra: se si toglie lo zoom dagli ultimi due mesi ci si rende conto che a Milano la qualità dell’aria è costantemente migliorata negli ultimi 10 anni, le emissioni da traffico sono calate del 22%, merito anche di una sensibilità ambientale trasversale agli schieramenti».

Che si aspetta da Regione e Governo in fatto di lotta allo smog?
«Spero che il presidente Maroni voglia considerare l’opzione di un blocco auto esteso ad un’area che sia la più vasta possibile. Sia alla Regione sia al Governo chiedo, poi, se è giusto che il progetto di prolungare il metrò 5 fino a Monza resti un progetto comunale o se non sarebbe il caso di farlo diventare un progetto strategico di livello sia regionale che nazionale. Noi contiamo di ultimare al massimo entro fine febbraio lo studio di fattibilità, poi però servono i fondi. Ne ho parlato anche con Giuseppe Sala, candidato alle primarie, e anche lui è convinto sostenitore della necessità di reperire finanziamenti per questa opera e di far sì che Atm serva in misura crescente anche l’area metropolitana milanese. Anche qui, però, il tema è quello dei fondi per il trasporto che negli ultimi anni Governo e Regione hanno tagliato».

A proposito di Sala, lei lo sostiene e con lei anche altri 5 assessori: ci spiega che c’entra con Giuliano Pisapia e con l’esperienza arancione?
«Attraverso Expo e il successo di Expo, Sala è stato di fatto uno degli elementi qualificanti di questa amministrazione, non è un caso che molti protagonisti della Giunta Pisapia stiano con lui. Il tema della continuità non va però interpretato senza un’analisi precisa delle sfide che oggi ci attendono, molto diverse da quelle che ci attendevano nel 2011. Allora la priorità era creare un’alleanza ampia e coesa che ponesse fine al dominio del centrodestra. Oggi dobbiamo consolidare quella posizione di capitale europea che Milano, grazie a Expo e non solo, si è guadagnata come fecero in passato Barcellona e Berlino. Sono convinto che Sala sia l’uomo giusto per l’obiettivo».

Sala è stato direttore generale sotto la Giunta Moratti...
«Io non sono così sicuro che l’attuale direttore generale del Comune (Giuseppe Tomarchio, ndr) sia espressione politica del centrosinistra. I dirigenti si scelgono prima per le competenze».

Perché non sostiene la candidatura di Francesca Balzani?
«È una candidatura nata in maniera non comprensibile, che ha cambiato più volte padre, prima Pisapia poi Boeri, che non ha un messaggio politico preciso, a differenza di quello di Sala, che punta sull’innovazione, o di Pierfrancesco Majorino, che punta su diritti civili e sul sociale. Una candidatura nella quale fatico a vedere una continuità con questa Giunta non è casuale che nessun assessore la sostenga».

Non è una di voi?
«Guardi le foto del 3 maggio, quelle della grande manifestazione nella quale i milanesi si rimboccarono le maniche per ripulire la città dalle devastazioni dei black bloc: quelle foto sono il simbolo dello spirito di questa Giunta, ma Balzani quel giorno non c’era».

«Una candidatura non comprensibile». Tradotto: Pisapia si è mosso male nella partita delle Comunali?
«Avrei preferito una ricandidatura di Giuliano. Venuta meno questa possibilità e posto che di Pisapia ce n’è uno solo, solo Lucia De Cesaris poteva rappresentare un candidato di continuità».

Che ha contro Majorino?
«Nulla, anzi sono certo che dopo le primarie torneremo a lavorare insieme come abbiamo sempre fatto. Solo che la sua proposta non è convincente se l’obiettivo finale è vincere e battere un centrodestra che secondo me non è così morto come si dice. Diritti civili e sociale sono temi importantissimi e che andranno declinati al meglio nel prossimo programma ma da soli non bastano per vincere».