Carlo Fidanza, l’europarlamentare FdI patteggia una anno e quattro mesi: “Ma non è stata corruzione”

Patteggia anche Giangiacomo Calovini, deputato dello stesso partito: ecco di cosa erano accusati

Carlo Fidanza, eurodeputato FdI

Carlo Fidanza, eurodeputato FdI

Milano, 27 ottobre 2023 – Il gip di Milano Stefania Donadeo ha ratificato il patteggiamento ad un anno e 4 mesi, pena sospesa e senza interdizione dai pubblici uffici, per l'europarlamentare di FdI Carlo Fidanza e per il deputato dello stesso partito Giangiacomo Calovini, che erano finiti indagati per corruzione.

Oltre alla pena sospesa il patteggiamento, concordato tra i pm e i legali Enrico Giarda, per Fidanza, e Andrea Puccio, per Calovini, e ratificato oggi, prevede anche la non menzione della sentenza nel casellario giudiziale, la confisca del presunto profitto non disposta e nessuna pena accessoria applicata. In sostanza, nessuna conseguenza pratica sul fronte politico. Le indagini

In particolare, stando alle indagini dei pm milanesi Giovanni Polizzi e Cristiana Roveda, l'ex consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri, sempre di Fdi, avrebbe lasciato il suo incarico, il 25 giugno del 2021, facendo subentrare in Consiglio comunale il primo dei non eletti, ossia Calovini (poi diventato deputato), vicino alla corrente politica di Fidanza. E in cambio, secondo l'accusa, avrebbe ottenuto l'assunzione del figlio, Jacopo Acri, come assistente dell'europarlamentare Fidanza. Secondo le indagini, Fidanza sarebbe stato il promotore del presunto accordo illecito per poter assegnare una carica a Calovini, esponente della corrente interna del partito che faceva capo all'eurodeputato.

Gli altri

Per Acri e un altro indagato, Giuseppe Romele, ex vicecoordinatore lombardo di Fdi, invece, non sono state presentate istanze di patteggiamento, dopo la chiusura delle indagini da parte dei pm milanesi che risale allo scorso gennaio. E dunque il procedimento prosegue.

Gli incontri

Il presunto accordo, avevano ricostruito i pm, ideato da Fidanza e «realizzato con la fattiva collaborazione di Calovini e Romele», sarebbe stato «perseguito attraverso più riunioni tra gli indagati» a Milano negli «uffici di Fidanza», ma anche a Roma nella «sede nazionale» di Fratelli d'Italia. E a Brescia a casa di Romele.

Il commento

"Ho accettato a malincuore questa soluzione, al solo scopo di poter continuare la mia attività politica senza la minaccia pendente di un lungo processo che avrebbe potuto portare ad una richiesta di condanna assolutamente sproporzionata rispetto alla natura e all'entità dei fatti - sottolinea in una nota Carlo Fidanza -. Ho deciso di patteggiare poiché, secondo la giurisprudenza più recente, questa scelta processuale non implica alcuna assunzione di responsabilità penale. Ribadisco che il fatto contestato, ovvero le dimissioni di un consigliere comunale di Brescia, è stato frutto non di corruzione, ma di un accordo politico tra colleghi di partito - come tanti ce ne sono in tutti i partiti - e di una libera determinazione dello stesso consigliere".