Attilio Fontana
Attilio Fontana

Milano, 5 gennaio 2019 - Si dice convinto che il governo «onorerà l’impegno» sull’autonomia della Lombardia (e del Veneto e dell’Emilia-Romagna); e che se i 5 Stelle non lo faranno, «il governo cadrà».

Attilio Fontana, governatore della Lombardia, lei è fiducioso quanto netto.
«Credo che l’autonomia sia una grande riforma dalla quale non possiamo prescindere se vogliamo dare un’impostazione diversa a questo Paese. Le scelte fatte a Roma possono andar bene per certi territori, non per tutti».

Ad esempio?
«In Lombardia abbiamo bisogno di assumere medici. Oggi dobbiamo sottostare a una norma che ci impone non solo di non aumentare, ma di ridurre la spesa per il personale in sanità. Con l’autonomia avremo solo l’obbligo dell’equilibrio di bilancio, e potremo investire in assunzioni. Oppure, pensiamo agli insegnanti: finirà il balletto di docenti che cambiano ogni sei mesi, perché stabilizzeremo i precari e organizzeremo le immissioni in ruolo, con vincoli a non chiedere il trasferimento per un certo numero di anni. E non parliamo solo di scuola e sanità, ma anche di ambiente, cultura, lavoro... Ad esempio potremo portare tutti i centri per l’impiego che abbiamo sul territorio ai risultati buoni dei nostri».

Pochi hanno dubbi sul fatto che l’autonomia ‘convenga’ alle Regioni-locomotiva del Paese, ma come convincerebbe chi ritiene che lascerà un pezzo d’Italia ancora più indietro?
«Vede, con l’autonomia un amministratore è costretto a efficientare la propria macchina, perché non ha più lo Stato che mette una pezza. Cadrà l’alibi di Roma che non dà soldi, sarà una presa di coscienza e responsabilità. Bisogna fare una scelta sul futuro del Paese: vogliamo assumere venticinquemila forestali o usare gli stessi soldi per finanziare venticinquemila start-up avviate da giovani? Sono due idee di Paese completamente diverse. Di sicuro, se lasciamo le cose come stanno l’Italia andrà alla deriva. E il divario tra Nord e Sud aumenterà».

Il reddito di cittadinanza su quale delle due strade ci porta?
«Dipende tutto da come verrà impostato: se sarà declinato come una scelta di vita, avremo quattro milioni di forestali; se invece sarà una misura temporanea potrà aiutare tante persone che sono ai margini del mondo del lavoro e vogliono rientrarci».

Anche la riuscita dell’autonomia dipenderà da come sarà impostata. Che cosa è imprescindibile?
«Il trasferimento delle competenze assieme al trasferimento delle risorse, basate sulla spesa storica. Poi, negli anni a venire, l’individuazione dei costi standard, per fare in modo che l’efficienza delle zone che vanno meglio ‘infetti’ l’inefficienza di quelle che vanno peggio: una siringa non può costare di più a Napoli che a Milano. Dobbiamo risparmiare tagliando non i servizi ma gli sprechi, in modo che tutti i convogli prendano il ritmo del più veloce».

In Lombardia vengono a curarsi moltissime persone da fuori regione: sarà ancora così?
«Certo. Io continuo ad augurarmi che possano farsi curare con la stessa qualità nella loro regione, perché trovo non degno che siano costrette a spostarsi, ma se vorranno continueremo ad accoglierle. Su questi aspetti si sta facendo della squallida demagogia. Questa riforma sicuramente non la vogliono i cialtroni, gridano a un pericolo inesistente per non affrontare questa sfida».

La Lombardia è disposta a dare una mano a chi vuole affrontarla?
«Sì, abbiamo già molte collaborazioni, ad esempio stiamo esportando il nostro modello del 118 in Sicilia. La solidarietà è questo: non solo mettere a disposizione soldi, ma anche un modello che funziona».