Milano - «La candidatura a sindaco a Milano? Farò coincidere la chiusura definitiva della mia riflessione con il 15 maggio, sabato, che è l’anniversario del mio primo giuramento da sindaco davanti al prefetto. Era il 15 maggio del 1997». L’ex sindaco Gabriele Albertini, prima scelta del centrodestra per le elezioni milanesi in programma in autunno, come certificato dal vertice di coalizione di ieri, scioglierà il nodo tra poche ore, sabato, e da quanto sostiene in questa intervista con Il Giorno la sua decisione dovrebbe ricalcare la scelta comunicata in una lettera della scorsa settimana: no alla candidatura per motivi di famiglia. Ma in politica, si sa, mai dire mai. Albertini, primo cittadino del capoluogo lombardo dal 1997 al 2006 e poi eurodeputato di Forza Italia e senatore di Scelta civica, attualmente senza alcun incarico politico, deve ancora sciogliere le ultime riserve: «Non ho ancora parlato con la leader di FdI Giorgia Meloni, che ieri (mercoledì, ndr) mi ha cercato con insistenza, ma ero fuori Milano per una questione di lavoro e non siamo riusciti a sentiti. Credo che lo faremo oggi».

"Appoggio del centrodestra ora è pubblico ma le mie motivazioni non sono cambiate"

Albertini, nel vertice di mercoledì pomeriggio è emerso che lei è la prima scelta del centrodestra come candidato sindaco a Milano. Nessun partito della coalizione mette veti sul suo nome. Soddisfatto?
«Mi fa piacere questa loro indicazione condivisa, per me è un dato positivo e per me molto gratificante».

Lei nei giorni scorsi ha parlato di un «piccolo spiraglio» per un suo ripensamento. Ora si potrebbe aprire un varco?
«Persone a me vicine mi suggerivano di aspettare perché non avevano mai veramente creduto che quello che ho scritto nella lettera in cui spiegavo perché non mi voglio candidare fosse immodificabile e definitivo. Alcuni pensavano che sia un Macchiavelli e che le mie mosse siano fatte per indurre i leader del centrodestra a convergere sulla mia candidatura. E che mia moglie Giovanna, e io con lei, sia solo un “instrumentum regni”. Ma non è così. Io in quella lettera ho scritto la verità».

Lei è la prima scelta per il centrodestra, gli altri due nomi rimasti nella rosa sono Maurizio Lupi e Riccardo Ruggiero.
«Lupi è il candidato che ha più argomenti a favore, tutti i sondaggi lo danno secondo classificato in griglia di partenza. Ruggiero non so se l’hanno già testato con sondaggi. Ha un curriculum ragguardevole ma a livello di notorietà pochi lo conoscono. Però ha un vantaggio: pare che lui invece che chiedere sia disposto a mettere capitali nella campagna elettorale. Mi viene in mente un paragone legato alla Formula 1. Ruggiero è un po’ come Lance Stroll, il figlio dello sponsor della scuderia. Un bravo pilota avvantaggiato  dalla situazione. C’è un vantaggio competitivo di Ruggiero, può essere un finanziatore, non solo un candidato sindaco. Ed è fortemente motivato a scendere in campo. Questo è un argomento importante».

Il centrodestra non le ha assicurato che in caso di sua candidatura ci sarebbe uno sforzo economico per la campagna elettorale?
«Nessuno mi ha mai detto niente. C’è stata solo un’indiscrezione su una battuta di Berlusconi, secondo cui il Cavaliere avrebbe finanziato la campagna elettorale di Lupi ma non la mia. Ma Berlusconi ha negato di averla detta e io gli credo. Parola di gentiluomo».

Ma, al di là del fattore economico, pensa che Berlusconi preferisca Lupi a lei?
«Questo lo credo e lo giustifico. Perché Lupi ha una struttura mentale e morale diversa dalla mia. È più malleabile. Ha dei comportamenti più duttili, più da uomo politico, ed è meno tetragono di me».

Ma i vari sondaggi realizzati nelle ultime settimane registrano che lei è sia più popolare che più apprezzato di Lupi. È lei, Albertini, il rivale più temibile per il sindaco Sala?
«Questo lo dicono tutti i sondaggi e lo conferma l’apprezzamento della gente per strada nei miei confronti. E va considerato che per ora la situazione è che c’è un candidato sindaco uscente con delle liste che stanno già lavorando a suo favore e dall’altra parte non c’è ancora un candidato sindaco. Questo nelle indagini demoscopiche ha un grande peso. Ma il secondo classificato, comunque, è Lupi».

Lei ha definito Salvini, Meloni e Berlusconi i “tre Re Magi”. Il loro pressing non le potrebbe far cambiare idea? Le condizioni politiche iniziali non si sono modificate a suo favore?
«Adesso il quadro è completo, non ci sono più equivoci, l’appoggio del centrodestra nei miei confronti è pubblico. Ma le mie motivazioni non sono cambiate e quanto ho scritto nella lettera non è strumentale. Comunque mi prendo qualche altra ora di riflessione, fino a sabato, come ho già detto prima. Intanto mi è venuto in mente un aneddoto del passato».

Quale?
«Quando ero sindaco ho regalato due dvd ai consiglieri comunali, film entrambi ironici: “Oltre il Giardino” e “Forrest Gump”...».

Non mi vorrà dire che si sente un po’ come Forrest Gump in questa situazione?
«In qualche modo sì».

Da sindaco oggi chi vedrebbe bene in una sua Giunta?
«Beh, i miei assessori intelligenti Sergio Scalpelli, Luigi Casero e Paolo Del Debbio. Ma anche politici più giovani come Manfredi Palmeri, Fabrizio De Pasquale, Angelo Giammario, Giulio Gallera, Andrea Mascaretti. E Riccardo De Corato, naturalmente».

"Sala non farebbe mio vice? E' stato dg per amministrazione comunale con Lega in maggioranza"

Il sindaco Sala, intanto, ha risposto alla sua dichiarazione sul vicesindaco che lui non sarebbe disposto a fare il vicesindaco di una Giunta sostenuta dalla Lega.
«Ma ha fatto il direttore generale di un’amministrazione comunale che vedeva la Lega nella maggioranza».

Il primo cittadino ha aderito ai Verdi europei, è molto lontano dai verdi padani.
«Vedremo se sarà un verde talebano oppure no. Più che piste ciclabili e monopattini meglio un piano per rendere ecologico il riscaldamento della città e un piano per parcheggiare le auto sottoterra invece che parcheggiarle nelle strade proprio di fianco alle piste ciclabili. Lo stesso sindaco Sala, di recente, ha parlato di un piano parcheggi».

A proposito di mobilità, fosse lei sindaco terrebbe Area C così com’è, la modificherebbe o la cancellerebbe?
«Io punterei su una congestion charge ai confini della città. È l’unico modo per coniugare la fluidificazione del traffico, i parcheggi sotterranei e le piste ciclabili».

Altro nodo da sciogliere per il futuro della città: lo stadio di San Siro. Lei direbbe sì o no al progetto di Inter e Milan di realizzare un nuovo stadio e un distretto sportivo e commerciale dove ora c’è il Meazza?
«I club sono disposti a investire ingenti capitali non solo per rifare lo stadio ma per rigenerare un intero quartiere. È un progetto da considerare, magari da migliorare. Porte aperte agli investitori. Non si può fare come ha fatto il sindaco Raggi a Roma: far saltare il progetto del nuovo stadio».

Sabato scorso a Milano c’è stata la manifestazione all’Arco della Pace a favore del Ddl Zan contro l’omotransfobia. Lei è favorevole o contrario al Ddl Zan?
«Dovrei leggerlo nel dettaglio, cosa che non tutti quelli che ne parlano credo abbiano fatto. Sul tema più generale, penso si stia esagerando. Io sono sempre stato a favore della libertà sessuale, di religione, di opinione. È scritto nella Costituzione, c’è il diritto alla differenza. Ma tra un po’ ci si dovrà difendere dall’eterofobia. È paradossale. Inoltre, libertà sessuale sì, ma trovo anomalo parlare di matrimonio tra omosessuali, per una ragione elementare: una coppia di omosessuali non può avere figli in maniera naturale. Sul patrocinio del Comune al Gaypride, comunque, fossi di nuovo sindaco, farei un approfondimento, perché dopo vent’anni magari non è cambiata la mia sensibilità ma può esser cambiata quella della comunità».

Ultima domanda: fosse sindaco, lei riaprirebbe o no i Navigli, almeno in parte?
«In tutta franchezza, non la ritengo una priorità».