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10 apr 2022

Milano: boom di contratti brevissimi. Un mese, poi a casa

Effetto dell’incertezza provocata da guerra e crisi energetica. Le aziende tagliano costi e sprechi

andrea gianni
Economia
Una manifestazione sindacale contro il precariato
Manifestazione contro il precariato

Milano - Una crescita anomala di contratti a termine di brevissima durata, da uno fino a tre mesi, nel settore manifatturiero. È uno degli effetti sul mondo del lavoro milanese, che si stanno registrando in questi giorni, di fenomeni globali come la guerra e l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime. "La crescita dei contratti a termine è in corso da tempo, ma la loro particolare brevità in questo periodo è dovuta alla fase di forte incertezza per le aziende", spiega il giuslavorista Maurizio Del Conte, presidente di Afol Met, l’agenzia che gestisce i centri per l’impiego nella Città metropolitana. Le imprese continuano a produrre, gli ordini ci sono e la domanda resiste, quindi c’è bisogno di forza lavoro. Solo che, di fronte a scenari futuri incerti e all’assenza di una visione chiara, le aziende optano per la durata più breve possibile.

"Se per ora non c’è stato un crollo occupazionale – prosegue Del Conte – la grossa incognita è per l’inizio dell’estate e l’autunno. Le aziende stanno dando fondo ai magazzini, ma i magazzini non durano in eterno. Intanto si è inceppato quel meccanismo che porta alla trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, e misure come il Decreto dignità non hanno portato un contributo concreto alla stabilizzazione, ma piuttosto hanno aumentato il turnover". Si ragiona quindi giorno per giorno, con nuovi fronti aperti dopo due anni di pandemia. Dagli ultimi dati di Assolombarda emerge un quadro poco rassicurante. Nel 2021 è cresciuto il numero degli occupati in Lombardia e si è ridotto quello degli inattivi, ma rispetto a prima della pandemia il quadro rimane negativo con 119mila occupati in meno rispetto al 2019, seimila disoccupati aggiuntivi, 105 mila inattivi in più.

Gli occupati tornano sopra ai livelli pre Covid per il settore delle costruzioni (+25 mila occupati) e quello dell’agricoltura (+11mila), mentre rimangono sotto i livelli del 2019 i servizi (-84 mila), l’industria (-42 mila) e il commercio, alberghi e ristorazione (-30 mila). "Prima dell’inizio della guerra – analizza Assolombarda – le stime per il 2022 delineavano un tasso di crescita del PIL lombardo del +4%. Il perdurare della situazione attuale potrebbe far tagliare la stima, rallentando l’entità e i tempi della ripresa post pandemica". Situazione che sfocia anche in nuove tensioni sul lavoro. I sindacati di base hanno proclamato uno sciopero di tutti i settori per il 22 aprile: in vista della manifestazione ieri l’Usb si è riunito in assemblea a Milano.

Intanto le associazioni di categoria lanciano iniziative per ridurre i costi. Unione Artigiani Milano e Monza Brianza, ad esempio, promuove una campagna per chiedere ai clienti di prenotare il pane dal fornaio di fiducia il giorno prima, in modo da ridurre al minimo gli sprechi. "Vogliamo garantire un prezzo accettabile. L’unica strada possibile è quella di risparmiare sui costi di produzione, che sono come minimo raddoppiati, evitando gli sprechi – spiega Stefano Fugazza, presidente di Unione Artigiani, terza generazione di panettieri con attività storica nel quartiere di Lambrate –. Se riuscissimo a programmare gli acquisti dei clienti, e quindi i nostri consumi, eviteremo di buttar via farine, spegneremo i forni prima ed ci risparmieremo anche qualche ora di lavoro notturno".

 

 

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