BARBARA CALDEROLA
Economia

Automotive, a rischio in 20mila: "La svolta riparte dalle fabbriche"

Allarme Uilm sul territorio, il segretario nazionale Palombella: prioritario portare qui la filiera

Produzione alla Brembo

Produzione alla Brembo

Sesto San Giovanni (Milano) - Il consiglio provinciale si terrà nel bunker Breda, a Sesto San Giovanni. Non è un semplice amarcord dei tempi delle grandi fabbriche per la Uil Milano Monza e Brianza "ma il segno che bisogna ripartire dal manifatturiero se non vogliamo che siano i metalmeccanici a pagare il prezzo di una transizione ecologica non governata".

Qui, nel cuore della locomotiva italiana domani arriverà il segretario nazionale Rocco Palombella. A lui il compito di tracciare un bilancio del settore e delineare gli scenari per il 2023. "Abbiamo 20mila addetti dell’automotive a rischio su 100mila operai del comparto in Lombardia, dalla manutenzione alle riparazioni. Se non si guida il cambiamento finirà per schiacciare i lavoratori". "Scontiamo la mancanza di una politica industriale che va avanti da anni – anticipa il segretario - non si può improvvisare: davanti a noi si profila un problema occupazionale serio. Non serve solo l’autonomia energetica, ma anche quella produttiva. Pandemia e crisi internazionale ci hanno mostrato la vulnerabilità del sistema. Il mercato si riprende, ma dobbiamo costuire da soli componenti strategici come i chip con i semiconduttori se non vogliamo continuare ad andare avanti a singhiozzo. L’obiettivo fondamentale è quello di riprendere il controllo della filiera. Ci preoccupa in particolare la scadenza del 2035, l’anno scelto dalla Commissione europea per lo stop alla produzione e alla vendita di automobili a benzina e diesel: è dietro l’angolo. Dobbiamo recuperare il ritardo accumulato, in gioco ci sono migliaia di posti in un territorio-chiave per il futuro del Paese. Governo e aziende devono fare investimenti".

La scelta del luogo dove incontrarsi diventa occasione per riflettere sul passato e sul futuro. Qui, siamo "nella terra delle grandi fabbriche che ha dovuto fare i conti con le delocalizzazioni e qui adesso si percepisce con chiarezza che le sfide che abbiamo davanti non possono essere gestite con strumenti ordinari. Proprio da qui volgiamo dire a Roma che bisogna agire e in fretta".

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