Dopo la Prima della Scala si gioca la partita del sovrintendente. Meyer-bis o un italiano?

A inizio 2024 il Cda deciderà se rinnovare il contratto all’attuale numero uno del Piermarini. I risultati lo spingono, ma il Governo potrebbe lanciare un italiano

Dominique Meyer guida la Scala dal primo marzo 2020

Dominique Meyer guida la Scala dal primo marzo 2020

Milano, 9 dicembre 2023 – In archivio Sant’Ambrogio, ecco la partita sul sovrintendente della Scala. Il contratto di Dominique Meyer scadrà nel febbraio 2025, e di conseguenza i tempi sono più che maturi per decidere se sarà il manager alsaziano a succedere a se stesso o se il Cda opterà per un cambio. In più occasioni, il sindaco Giuseppe Sala, presidente della Fondazione, ha ribadito la necessità di fare una scelta entro i primi mesi del 2024, anche per far sapere rapidamente a Meyer quale sarà il suo destino. L’altra priorità del primo cittadino è quella di trovare il maggior consenso possibile in Cda. Il manager alsaziano, non è un mistero, punta con decisione alla riconferma: "Ho ancora tante energie da dare per il bene del teatro – ha detto qualche giorno fa –. Credo di aver fatto un buon lavoro, speriamo bene". Dalla sua, ha i risultati conseguiti in quasi quattro anni complicati, forse i più duri della storia recente della Scala.

L’inizio dell’avventura in via Filodrammatici è coincisa con la chiusura dei teatri causa pandemia; e da lì è iniziata una salita ripidissima per tenere i conti in regola nonostante l’azzeramento degli incassi da botteghino. Ci è riuscito, anche grazie all’aiuto dei sindacati, continuando a lavorare per la ripartenza graduale del Piermarini. "Ho aggiustato la Ferrari e ora vorrei guidarla un po’", ha scherzato (ma non troppo) a fine marzo. A luglio ha trovato anche l’accordo sulla parte economica del nuovo contratto Scala, anche se nei prossimi giorni "si aprirà la fase due sugli aspetti organizzativi", fa sapere Paolo Puglisi della Slc-Cgil Milano: i delegati hanno già scritto al dirigente per chiedergli di affrontare tutte le questioni sul tavolo, a cominciare dagli "avvicendamenti di figure apicali". Intanto, alla vigilia del 7, Meyer ha incassato un endorsement pesante, quello dell’ad di Allianz e membro del Cda Giacomo Campora: "È fondamentale che questo sovrintendente venga sostenuto, per permettere al teatro e a Milano di brillare e programmare con gli anticipi necessari: ci difende e ci sostiene molto, è una roccia in questo Cda".

Sul red carpet della Prima, il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi ha fatto sapere che "ne dobbiamo ancora parlare", rivendicando il decreto che ha fissato a 70 anni di età il limite massimo per i dirigenti delle fondazioni lirico-sinfoniche: "L’idea che abbiamo manifestato con la vicenda di Napoli voleva dare un segnale di rinnovamento, di garanzia di un ricambio della classe dirigente". Peccato che la norma che ha mandato via Stéphane Lissner dal San Carlo per far posto a Carlo Fuortes (in uscita dalla Rai) sia stata messa pesantemente in discussione dal Tribunale del Lavoro, che ha disposto il reintegro del francese. La legge riguarda direttamente Meyer, che nell’agosto 2025 compirà 70 anni, ma il match è tutto da giocare.

Per due motivi. Il primo è legato proprio all’evoluzione giudiziaria della vicenda. Il secondo è connesso alla specificità del Piermarini, ente autonomo: la questione è in mano ai legali, per capire se il decreto sia applicabile o meno a Milano. Detto questo, c’è infine un versante squisitamente "politico" che potrebbe pesare in maniera determinante. È possibile che il Governo voglia dare un segnale chiaro, affidandosi a un dirigente italiano dopo tre stranieri (Lissner, Pereira e Meyer). In questo caso, i nomi che circolano sono quelli di Fortunato Ortombina e del solito Fuortes (pur se inviso ai sindacati). E sullo sfondo qualcuno inizia a sussurrare pure quello di Salvatore Nastasi, oggi presidente della Siae ma per undici anni potente dg del Ministero dei Beni Culturali e commissario straordinario di Maggio Fiorentino, San Carlo e Arena di Verona. Si vedrà.

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