“Rodin e la danza”: al Mudec tutto l’amore dello scultore per il corpo in movimento

Da oggi saranno visibili 15 statuine in fragile terracotta dedicati dall’artista ai “Movimenti di danza” mai esposte durante la vita del maestro francese

Movimento di danza, 1911

Movimento di danza, 1911

Milano – E come poteva non restare folgorato dalla danza uno "scultore del movimento" come Auguste Rodin? Per tutta la sua esistenza cercò nelle sue opere di tradurre la vita del corpo, i suoi movimenti, la sua energia. Restando - anche se è un aspetto poco noto e per questo ancora più interessante da indagare - letteralmente folgorato da quella danza performativa, contemporanea, incessante sfida alla gravità.

Galeotto uno spettacolo del Balletto reale della Cambogia al quale assistette, a Parigi, nel luglio del 1906; seguirà la compagnia a Marsiglia, e sarà la molla per realizzare più di 150 bozzetti e disegni (aveva così tanta fretta di fissare le sue impressioni da usare, inizialmente, della carta da pacchi acquistata da un droghiere) e ripensare il concetto di corpo in movimento.

Di “Rodin e la danza" (vi) parla la mostra che apre oggi al Mudec (sino al 10 marzo), organizzata in collaborazione con il Museo Rodin di Parigi, a cura di Aude Chevalier, Elena Cervellati, Cristiana Natali. Cinquantatrè opere raccontano il fascino e l’imprinting - fortissimo - della danza sul genio del maestro francese: "Ho sempre cercato di trasmettere i sentimenti intimi attraverso la mobilità dei muscoli". E pare quasi di coglierli, questi sentimenti, questa forza, nelle rarissime e splendide quanto fragili, terracotte Mouvements de danse, esposte al Mudec; quindici (una arriva dalla Galleria nazionale di Roma) piccole statuette mai esposte durante la vita dello scultore. Ognuna di esse raffigura un passo, una “figura" di danza in cui molti ballerini potrebbero ritrovare ancora oggi una posizione fondamentale, congelata nell’attimo della scultura.

Per capire Rodin, al culmine della carriera, bisogna anche immaginare la Parigi del 1900, con l’Esposizione Universale a fare da catalizzatore e incubatore di modernità, in tutti i settori (dall’elettricità al cinematografo dei fratelli Lumiére) e vivacizzata dalla presenza di artisti performer di ogni parte del mondo, con le loro pratiche ammirate e ritratte dai più famosi artisti del momento.

Fortuna sua furono anche gli incontri con i più grandi ballerini dell’epoca, come Isadora Duncan, Loïe Fuller e la danzatrice giapponese Hanako, ammirata a tal punto da essere continuamente ritratta. Di tutto questo si apprende nella prima sezione della mostra grazie ad un allestimento scenografico e multimediale che facilita la visita.

Proseguendo, la seconda sezione è dedicata alle “Influenze dall’Estremo Oriente", con una selezione di cinque disegni originali di Rodin di danzatrici cambogiane insieme ad alcuni oggetti di fattura orientale provenienti dai maggiori musei italiani, come ad esempio un busto di divinità maschile (metà XI secolo) proveniente dal Museo delle Civiltà di Roma, un Chada, un copricapo per danzatrice degli inizi del Novecento e una fidula cambogiana a due corde del Mudec.

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