Milano, tutti i rettili del Boscoincittà: dal pigro biacco alla biscia puzzolente. L’esperto: “Non sono velenosi”

Italia Nostra: “Troviamo esemplari uccisi con le pietre perché la gente pensa che siano pericolosi”. La cosa migliore da fare quando si incontrano? “Lasciarli stare”

Un esemplare di rettile che abita il Boscoincittà

Un esemplare di rettile che abita il Boscoincittà

MILANO – Pochi lo sanno, ma il Boscoincittà di via Novara è anche la "casa" di numerosi rettili. Inclusi serpenti che, dalla notte dei tempi, hanno generato una marea di leggende e superstizioni. "Ma niente paura, nessuna specie qui è velenosa. La loro presenza, poi, è un segnale positivo sul fatto che in quest’area il rumore antropico sia ridotto", assicura Nicola Pilon, naturalista che collabora con Italia Nostra, l’associazione che gestisce l’oasi creata nel 1974 come centro di forestazione urbana.

Nell’area verde da 120 ettari "non esistono vipere" aggiunge Pilon; striscia invece fra zone "ecotonali" (lo spazio di transizione fra bosco, boscaglia e aree aperte ndr) , vicino a fossi e alle pietre il biacco, serpente assai diffuso nel nostro Paese. Noto anche come "milordo", ha una pelle giallo-verdastra con linee trasversali nere oppure è tutto nero, e può raggiungere la lunghezza notevole di un metro e ottanta.

L’aspetto non è proprio rassicurante ma – secondo Pilon - è in realtà la serpe ad aver fifa dell’uomo: "Quando vede un essere umano, il biacco pensa solo a scappare nel tempo più breve possibile. Solo se ci si ostina a catturarlo diventa mordace, senza mai essere velenoso". "La gente però pensa il contrario. Ci è capitato più volte di trovare nel parco le spoglie di esemplari uccisi con le pietre. La cosa più sensata da fare? Lasciarlo stare", aggiunge Milena Bertacchi, operatrice di Italia Nostra ed esperta di educazione ambientale.

Il serpente svolge un ruolo utile nel contenimento di ratti e topolini, di cui è ghiotto. Un’altra curiosità: non si fa il "giro" di tutto il parco. "Vivono in aree da poche centinaia di metri quadri e da lì non si spostano. Le loro capacità di dispersione sono limitatissime". A partire da questo mese poi, e per tutta la stagione più fredda, il biacco si nasconde nella legnaia del parco, dove entra in uno stato di "ibernazione", una sorta di letargo da cui si risveglierà solo in primavera. Ama nuotare in fossi, rogge e stagni la natrice dal collare, la comune biscia d’acqua, che adora mangiare pesce, rane e girini. Nonostante sia assolutamente innocua, catturarla è una pessima idea perché libera un fetido cocktail che induce il rilascio da parte di qualsiasi nemico.

È invece un’invasione quella della tartaruga americana che appartiene alle specie esotiche invasive di interesse unionale ed è presente anche al Boscoincittà con una numerosa colonia. Dal 2018 il loro commercio è vietato ma nel passato queste testuggini sono entrate in tantissime case come animali da compagnia. Chi le ha già dovrebbe denunciarne il possesso ma c’è chi preferisce sciaguratamente disfarsene nei luoghi naturali: la trachemys scripta è un animale impegnativo che supera i 30 centimetri di lunghezza e vive la bellezza di 50 anni.

"Liberarla vicino ai corsi d’acqua è una scelta scellerata che fa male all’ecosistema, mettendo a rischio le tartarughe autoctone europee" sottolinea Bertacchi. Il Boscoincittà è anche rifugio della lucertola muraiola – la comunissima lucertola – mentre è un mistero che fine abbia fatto il ramarro. "C’era una piccolissima popolazione di ramarri ma sono un paio di anni che non registriamo avvistamenti: non escludo che possa essersi estinta" conclude Pilon.

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