James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera
James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera

Milano, 3 giugno 2020 - Direttore James Bradburne, gli altri musei riaprono a Milano, con tutte le precauzioni, mascherine, gel e distanziamento ma la Pinacoteca di Brera resta ancora incredibilmente chiusa. Perchè?
"Ci siamo trovati in difficoltà con il personale, lo eravamo già prima che arrivasse il Covid-19 ma adesso con le nuove normative ci sono persone in condizione di fragilità che dobbiamo tutelare. Quindi mi sono trovato con un 30 per cento in meno di lavoratori. Tutto ciò ha avuto un forte impatto sulla squadra disponibile e sull’orario di apertura. La decisione, proprio a tutela sia del pubblico che dei lavoratori, è stata quindi quella di prendere ancora una settimana rispetto all’apertura del 3 giugno, per rodare il sistema e garantire la massima sicurezza, avendo già approntato tutto il piano di riapertura nel dettaglio. Se qualcuno mi vuole rimproverare per l’eccessiva cautela lo accetto ma preferisco essere prudente".
Quindi c’è una nuova data?
"Il 9 ma la Pinacoteca funziona perchè è una grande squadra e quindi giovedì ci sarà un altro fondamentale passaggio per arrivare a questo risultato condiviso. Le prime settimane saranno sperimentali, con aperture al mattino o al pomeriggio, massimo cinque ore, in modo da far turnare 48 persone a settimana su sei turni invece che su 12 come prima. E c’è una novità, un regalo a Milano e ai lombardi, che hanno tanto sofferto in questi terribili mesi di pandemia: l’ingresso sarà gratuito".
Co me vi siete organizzate con i presìdi di sicurezza e quanti ingressi saranno consentiti?
"Abbiamo immaginato slot di venti minuti in cui poter accogliere una trentina di persone, spalmate su un’ora e trenta di visita, 120 persone all’ora. Naturalmente per visitare la Pinacoteca sarà obbligatoria la prenotazione online, anche per la fase di gratuità".
A proposito della biglietteria, i sindacati sono sul piede di guerra perchè non è stata concessa la proroga del servizio. Ci sono 15 lavoratori che rischiano il posto. Ha influito sulla decisione di non riaprire la Pinacoteca?
"No, perchè non sono miei dipendenti ma sostengo i loro diritti. Ho passato mesi a cercare di convincere il concessionario a prorogare per la quarta volta la concessione e a mettere la clausola sociale ma niente da fare. Di più non posso fare. E non ho certo necessità di spostare del personale sulla biglietteria ed esporlo al rischio di toccare denaro. La sfortunata collisione tra la crisi Covid e la scadenza della concessione dei servizi aggiuntivi a Brera (che include biglietteria e Bottega Brera) ha fatto slittare l’aggiudicazione della gara chesi doveva svolgere entro il 5 maggio. Adesso è prevista a fine agosto".
Lei ha promosso anche un sondaggio per capire le necessità dei visitatori...
"Ho raccolto qualche suggerimento, come ad esempio migliorare la sicurezza dei bagni con rubinetti elettronici. Ma non ci sono richieste extra, abbiamo un protocollo sanitario molto preciso che è stato ritenuto adeguato. La vera sfida nei prossimi anni sarà quella di immaginare il mondo nuovo post Covid, ed anche un modello di museo che punti sulla partecipazione. Scommetto, nuovamente, su Milano".