GABRIELE MORONI
Cultura e Spettacoli

Mike Bongiorno, cent’anni fa nasceva il re della tivù: “Il racconto di un mito che conquistò le famiglie”

Nel 1924 nasceva Michele Bongiorno, sarebbe diventato un’icona della televisione. L’amico e fotografo Gianni Bellesia lo ricorda in un calendario a scopo benefico

Mike Bongiorno con Gianni Bellesia, trent’anni di collaborazione

Mike Bongiorno con Gianni Bellesia, trent’anni di collaborazione

Sorridente, la mano che si alza a salutare e da un momento all’altro ci si aspetta che proferisca l’iconico "Allegria!". Accanto a Maria Giovannini, Miss Roma, prima valletta di “Lascia o raddoppia?”, e all’omino stilizzato icona del telequiz. Incastonato in un teleschermo. In casacca biancoazzurra da sulky accanto a uno dei suoi cavalli trottatori. Con la pipa tra i denti. Ufficiale di Marina per il film “Il prezzo della gloria”. Copertine di settimanali per ricordare che il 26 maggio di un secolo fa, a New York, lanciò il primo vagito Michael Nicholas Salvatore Bongiorno: Mike Bongiorno. Gianni Bellesia, mantovano di Moglia, fotografo di lungo corso, amico e collaboratore del sovrano catodico, ha raccolto nel calendario “100 anni con Mike 1924 2024” dodici copertine dedicate al presentatore negli anni ‘50 e ‘60 da Bolero Film, Novella (non ancora 2000), Radiocorriere, L’Eco della Canzone, anche il Candido fondato da Giovannino Guareschi.

Bellesia, come è nata l’idea di questo calendario?

"È nata per lui, per Mike. Non potevo esimermi dal ricordarlo. Avevo un unico modo: fare il mio mestiere di fotografo. Di Mike ho un archivio di decine e decine di riviste e di sue cartoline autografate, tutto materiale uscito quando non ero ancora nato. L’ho raccolto in anni e anni di ricerche. Attraverso un sofisticato programma di intelligenza artificiale ho rivisto copertine inevitabilmente ingiallite, macchiate, stropicciate dal tempo, per riportarle alla loro bellezza originale. Ho voluto recuperare l’immagine del Mike di allora, giovane, sorridente. Una immagine senza tempo. Perché Mike Bongiorno è un mito e i miti non hanno tempo. I miti sono immortali".

Al di là della posa, quanto c’è di Bongiorno uomo, persona, in quelle copertine?

"Mike veniva dalla radio e dalla televisione americana. Conosceva bene il valore, la forza comunicativa della posa. Ma non era solo questo. Il giovane Bongiorno faceva innamorare le ragazzine e nello stesso tempo piaceva a mamme e nonne. Piacevano il senso di pulizia, l’aria rassicurante che trasmetteva. Era entrato nelle case in punta di piedi quando i televisori erano pochissimi. Il loro numero aumentava e in parallelo cresceva la popolarità di Mike Bongiorno. Era uno di famiglia e lo è rimasto anche agli occhi delle nuove generazioni, che lo hanno conosciuto solo dai ricordi di casa o da qualche spezzone delle sue trasmissioni. Credo che Mike fosse come lo voleva la madre, cui era legatissimo, tanto che ha voluto essere sepolto accanto a lei".

Come vi siete conosciuti?

"Ero studente del Dams e l’Università, per fare esperienza, mi aveva inviato come comparsa o meglio, si diceva allora, “figurante speciale”, a seguire la sua trasmissione “Flash”. Mike mi chiese di partecipare come giudice a un concorso fotografico, all’interno della trasmissione. Mi invitò a parlare e io fui tanto incosciente da accettare davanti a 24 milioni di telespettatori. Con lui ho avuto per oltre trent’anni un importante rapporto di collaborazione per attuare piccoli e grandi progetti umanitari in giro per il mondo, attraverso la realizzazione di originali calendari: da una scuola in Perù a un intervento in Amazzonia, in Madagascar e in molti altri Paesi. Io facevo i miei reportage fotografici. Con le immagini scelte realizzavo un calendario che Mike presentava in trasmissione con l’invito ad acquistarlo. Grazie al ricavato venivano portati a termine i progetti, alcuni con la collaborazione di importanti associazioni umanitarie come Rock No War di Formigine. Altri calendari sono stati realizzati per progetti nella Bosnia martoriata dalla guerra, l’ultimo in Cambogia, nel 2009, l’anno della scomparsa di Mike".

Avrà le stesse finalità anche “100 anni anni con Mike”?

"Ovviamente sì. Il ricavato contribuirà a un progetto umanitario, con Rock No War, a favore di un’associazione di Milano che assiste le madri in difficoltà".