MARIANNA VAZZANA
Cronaca

Yuri Urizio morto, lo strazio del migliore amico: "Per me era come un fratello, è stato ucciso come un animale"

Alessio Titone è stato accanto a lui fino all’ultimo: violenza inumana, lotterò per avere verità e giustizia

Alessio Titone e Yuri Urizio in una foto scattata qualche anno fa

Alessio Titone e Yuri Urizio in una foto scattata qualche anno fa

Milano – “Gli ho dato un bacio sulla fronte e gli ho sussurrato ‘hai una vita davanti’. Ma Yuri non si è svegliato: se n’è andato per sempre. È stato ucciso come un animale, con una violenza che non è umana. Ora lotterò per lui: voglio verità e giustizia. Per me era come un fratello: bellissimo, dolce e fragile, ma anche tanto forte".

Alessio Titone, 29 anni, è stato al capezzale di Yuri Urizio, al Policlinico, fino alla fine. "Fino all’ultimo speravo ce la facesse. Ho abbracciato sua madre, distrutta dal dolore. Per noi la sua morte è inaccettabile". Aggredito nella notte tra martedì e mercoledì in viale Gorizia, il ragazzo di 23 anni è morto ieri dopo due giorni di agonia. "Stava importunando una ragazza", ha dichiarato l’aggressore. "Non ci crederei nemmeno se lo vedessi – commenta Alessio –. Yuri non avrebbe mai fatto una cosa del genere: è una bugia che rende ancora più insopportabile il dolore. Era un ragazzo generoso, sempre pronto ad aiutare gli altri con quel poco che aveva: non navigava nell’oro, ma sognava di realizzarsi con il lavoro. Per i ragazzi più piccoli era un esempio".

È stato proprio Titone a prenderlo sotto la sua ala per insegnargli i mestieri di cameriere e barman, quando Yuri era poco più che adolescente. "Insieme abbiamo servito a banchetti di matrimoni ed eventi, ci siamo occupati di catering e cucina. È sempre stato volenteroso e ultimamente insegnava a sua volta il mestiere ai ragazzi più piccoli. Abbiamo lavorato insieme per l’ultima volta quest’estate, in Sardegna, a Santa Teresa di Gallura, gestendo la sala di un locale e come barman. Adesso, finita la stagione, Yuri si stava riposando".

Con tutta probabilità, mercoledì notte il ventitreenne stava camminando dopo essere uscito da un locale: "Era un ragazzo pieno di voglia di vivere, gli piaceva conoscere persone nuove e anche viaggiare, non si fermava mai. Si era innamorato della Sardegna, il suo luogo del cuore era Porto Pollo". L’amico ricorda anche che "era molto affezionato alla mamma, che gli aveva fatto anche da padre perché Yuri aveva perso il suo quando era un bambino". Originario della Calabria, si era trasferito a Como da piccolissimo e da un paio d’anni abitava a Milano insieme alla madre. "Ma a Como tornava spesso, l’ultima volta domenica, quando ha dormito a casa mia. Non potevo immaginare che non l’avrei mai più rivisto. Mi mancherà immensamente".

A Milano, il ventitreenne aveva lavorato per alcuni mesi al Maio Restaurant, all’ultimo piano della Rinascente, fino alla primavera dello scorso anno. "Ce lo ricordiamo – dice un collega –, era pieno di voglia di fare, con l’entusiasmo dei 20 anni". Ora la frase che aveva scritto sul suo profilo WhatsApp suona come ultimo messaggio al mondo: "Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno".