MASSIMILIANO SAGGESE
Cronaca

Viktoriia, scappata dalle bombe: "Qui ho ridato la vita ai miei figli"

Il progetto Second Life Building a Corsico, nato nel 2022, ha accolto 29 persone: attualmente gli ospiti sono 20

Stefania Mastroeni, a sinistra, e Viktoriia raccontano il percorso della sua rinascita

Corsico (Milano) – Dalla fuga dalla guerra a una nuova vita grazie a Second Life Building, realtà nata nel 2022, da una collaborazione tra Fondazione Progetto Arca e Ikea. Nell’arco dei due anni sono state 29 le persone ospitate e attualmente gli ospiti sono 20. Il primo piano dell’edificio è stato dedicato all’accoglienza di nuclei madre/figli, contribuendo a fornire loro il calore di una casa, ma anche strumenti di integrazione sociale, come la possibilità di accedere a corsi di italiano e l’inserimento a scuola per i minori.

Tutto nasce dall’iniziativa Un posto da chiamare casa con cui il colosso dei mobili ha contribuito grazie al suo expertise nell’arredo e attraverso i suoi prodotti a realizzare 750 progetti abitativi negli ultimi 10 anni. E da Employment Skills For Refugees un programma globale avviato nel 2021 con l’obiettivo di offrire un percorso di sviluppo e apprendimento di nuove competenze per permettere ai rifugiati e ai richiedenti asilo di integrarsi. Abbiamo incontrato Viktoriia, ospite di Second Life Building e fuggita dall’Ucraina, da Zaporižžja, vicino alla centrale nucleare, con i due figli di 14 e 3 anni.

"L’Italia è un paese di brava e gente che aiuta chi ha bisogno. Mi hanno ridato una speranza di vita. Un tetto, un lavoro e poter crescere i miei due figli. Il primo anno non vedevo l’ora di tornare nel mio paese. Ho studiato come contabile e volevo lavorare lì. Ma oggi non vedo altro futuro che qui in Italia. Sto imparando sempre meglio l’italiano. Io sono di Zaporižžja. A casa mia hanno bombardato anche l’altro giorno. Ci vorranno anni dopo la fine della guerra per tornare alla normalità", racconta Viktoriia che lavora nel reparto food del centro commerciale.

«Mi piace molto il mio lavoro anche se voglio imparare sempre meglio l’italiano per poter capire tutto ed essere utile". "È un progetto nato davanti un caffè - spiega Stefania Mastroeni, Equality, Diversity & Inclusion Leader per Ikea Italia -. C’era l’idea di voler fare qualcosa per la guerra in Ucraina. Ci siamo detti che avevamo quest’edificio non utilizzato e da qui abbiamo deciso di realizzare una casa. Questo per migliorare la vita alle persone e la cosa più importanti è avere una casa. Dal momento in cui tu hai una casa a posto, sistemata e arredata puoi pensare a costruire la tua vita".