
L'articolo de Il Giorno scritto da Umberto Eco
Milano, 21 febbraio 2016 - Ecco una parte dell'intervista che Umberto Eco, ex collaboratore de Il giorno, rilasciò al nostro quotidiano nel 1978, nell'articolo firmato Ugo Ronfani per presentare il convegno intitolato 'Realtà e ideologia dell'informazione' alla Casa della Cultura di Milano. eco intervenne come relatore sul tema del dibattito teorico.
C’è questa novità della scoperta della non notizia. Quando Luca Goldoni scrive una colonna per raccontare che ha preso a bordo dei bravi ragazzi che facevano l’autostop oppone una notizia norma alla notizia eccezionale.
«Ok. Tempo fa polemizzavo con la stampa affermando che mettendo in prima pagina la vicenda del “6” garantito al Correnti di Milano, la contestazione al Righi di Napoli e la cronaca di alcuni raid di autonomi a Padova si presentava un’immagine deformata della scuola media italiana. Perché si dava l’impressione che l’intera scuola media italiana fosse sull’orlo del collasso. È sull’orlo, anzi dentro la crisi, certo; ma è notizia anche il fatto che ci siano centinaia di medie dove il dibattito politico avviene diversamente, e dove si studia. Finora, questa notizia è stata una non-notizia. E qui hai ragione tu. Sbattiamo il mostro in prima pagina, ma non dimentichiamoci il resto. Certo, è più facile sbattere il mostro in prima pagina che non rendere significativo un volto normale. Ma è qui l’abilità, è qui che si misura la professionalità: nel rendere appetibile al lettore anche il continuo».
Bene, ma di fronte a chi tortura o uccide per far passare i propri comunicati, come comportarci? È la polemica di questi giorni: la stampa come cassa di risonanza del terrorismo o il silenzio, ma forse il silenzio è autocensura, censura. Si può mutilare l’informazione invocando il senso di responsabilità?
«Io distinguerei il problema politico-morale da quello tecnico. Non mi pare che, al punto in cui siamo, si possa credere di neutralizzare col silenzio la tecnica, ormai così diffusa, di produrre notizie per mezzo di fatti-messaggio. Oggi la realtà è questa: l’informazione non è più un flusso a senso unico, gestito dall’alto. La notizia taciuta da un giornale viene riverberata da una radio indipendente, taciuta dalle radio viene veicolata da altri tam-tam, volantini, scritte sui muri. Nasce quasi il dubbio che l’intera organizzazione dell’universo sia come un’immensa conferenza stampa, una fitta intersecazione di informazioni. Bloccarla? Non ha senso. Piuttosto, acquistare coscienza del fenomeno significa gestire la notizia in modo diverso. Implica una decisione esplicita che concerne l’ideologia dell’obiettività e della completezza dell’informazione».
Come traduciamo nei fatti queste nozioni ideali? Cosa dobbiamo chiedere al giornalista?
«Anzitutto, di non nascondere le proprie scelte. Di non fingere di non aver scelto davanti all’avvenimento, quando sappiamo che mettere in prima o in quarta pagina la stessa notizia è già una scelta. Secondo, non illudersi di poter nascondere le notizie ma preoccuparsi di non diventare una marionetta nelle mani di chi le produce».