Soldi e rime, la trappola del sistema: "Modelli negativi usati dalle maison e i videoclip valgono quattro zeri"

La cassa di risonanza social e l’ingaggio delle case discografiche . Ora progetti educativi con la musica

Un concerto

Un concerto

Stefano Cesana, psicoterapeuta cognitivo costruttivista e musicista, è tra i fondatori dell’associazione 232 Aps che ha sede in via Boifava e che utilizza la musica rap e hip hop come strumento educativo nel lavoro con preadolescenti, adolescenti e giovani adulti.

Trapper protagonisti di eventi di cronaca nera, video virali, concerti verso il sold-out. Perché i giovani sono attratti da questi modelli?

"Premessa: con i ragazzi giudicare chiude ogni possibilità di relazione, ma non funziona neanche giustificare comportamenti sbagliati. La via di mezzo è cercare di comprendere i fenomeni, analizzarli".

Analizziamoli. Partiamo dalla cronaca: fenomeno nuovo?

"Una quindicina di anni fa non si parlava di “maranza” (anche se il termine milanese era già in uso) ma c’erano gli “zarri“: avevano invece del borsello il bomber o il woolrich, le silver con i jeans infilati dentro e gli elastici alle caviglie. C’erano delle differenze rispetto a oggi, una su tutte: oggi i ragazzi sono supportati da mezzi tecnologici che prima non c’erano. Per cui la facilità con cui un video musicale è visto da tante persone o - ancor di più - quanto una storia di 15 secondi può essere visualizzata è qualcosa che gli “zarri” dei tempi non avevano a disposizione come palcoscenico.

Il fenomeno della microcriminalità giovanile ha molte caratteristiche simili rispetto al passato, ma ha una cassa di risonanza molto più grande di prima".

Anche per la musica. Quali sono i tratti distintivi?

"Il trap fa parte della famiglia dell’hip hop: è un sottogenere che si contraddistingue per un grande uso dell’auto-tune, l’effetto metallico della voce.

Il genere più ascoltato adesso è la drill, che spopola non solo in Italia ma anche in Francia, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti. Si contraddistingue per un ritmo sincopato, una forte aggressività nel timbro della voce e nei testi. Nei video musicali sono spesso esibite armi e compaiono scene di machismo e violenza".

Spesso i testi finiscono sotto accusa.

"Una delle caratteristiche stilistiche della drill è che nei testi non si usano figure retoriche, sono molto diretti, crudi. Quando vogliono dire una cosa te le “sbattono” in faccia. Poi se uno va ad ascoltarle bene ci sono anche messaggi non male, ma bisogna scavare. Penso a Treni di Baby Gang, che racconta la sua infanzia: “A te svegliava mamma, a me invece i carabinieri”, “Non so dire ti amo. Non me l’hanno insegnato”. Si fanno un sacco di progetti sull’affettività e lui lo dice in una frase".

Vittime o carnefici, dunque?

"Ci sono entrambe le facce della medaglia: i ragazzi si interfacciano con il mondo degli adulti. I trapper si interfacciano con le etichette discografiche e si parla di contratti molto remunerativi: per un videoclip si arriva a parlare di cifre con quattro zeri. Chi glielo fa fare a uno, quindi, di veicolare messaggi positivi o di cambiare estetica del suo video se così guadagna, gli pagano il biglietto per girare un video a Parigi e pure la giacca firmata? Anche le case di moda realizzano una serie di campagne pubblicitarie utilizzando questi ragazzi come modelli. Che sono sia “carnefici”, che diventano “modelli negativi“ (soprattutto per adolescenti che non hanno altri modelli), sia vittime di questo sistema".

L’hip hop, in tutte le sue ramificazioni, può essere invece al servizio dell’educazione?

"Può essere strumento di espressione e di crescita personale. Con 232 Aps organizziamo laboratori rap al carcere minorile Beccaria, nelle scuole, nei servizi educativi sul territorio, negli oratori e nei centri diurni. E ci occupiamo anche di educativa di strada nei parchetti e nelle piazze. Proponiamo contesti in cui i ragazzi possano sperimentarsi nella scrittura in rima e nella registrazione di canzoni e organizziamo eventi dove possano performare i pezzi creati da loro. L’anno scorso i ragazzi del circuito penale hanno creato il loro primo disco, prodotto da Carosello, “232 Mixtape”. In questo album ci sono sogni, speranze, mode, culture, abitudini, stili, emozioni, errori. Storie che trovano nel canale dell’arte un modo per essere raccontate, pensate e anche rielaborate".

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