NICOLA PALMA
Cronaca

Il business dei trafficanti di uomini. La cassa della banda? In via Scarlatti

Blitz della Dda a Milano: sequestrato negozio di telefonia in zona Centrale, titolare pakistano arrestato per riciclaggio

L'operazione della Dda sul traffico di esseri umani

L'operazione della Dda sul traffico di esseri umani

A metà strada tra corso Buenos Aires e la Stazione Centrale. Un monovetrina con un’insegna nera e la scritta “riparazione telefono”. Era lì, in quell’anonimo negozio di via Scarlatti 20, una delle casse dei trafficanti di uomini arrestati ieri a valle di un’indagine della Dda di Catanzaro: il titolare, il quarantunenne pakistano Muhammad Alamgir Irshad, è finito in manette, mentre l’esercizio commerciale è stato sequestrato. Stando a quanto emerge dagli atti dell’operazione “Levante”, i tredici destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare facevano parte di un’organizzazione criminale – radicata in Turchia e Iraq e con diramazioni in Italia, Francia e Grecia – che gestiva il trasporto via mare di migranti irregolari verso le coste calabresi e da lì verso altri Paesi europei.

L’inchiesta ha smantellato una vera e propria “agenzia viaggi”, che coordinava a pagamento le traversate della speranza di migranti in arrivo da Kurdistan, Iran, Afghanistan, Pakistan e Siria: il tariffario prevedeva esborsi tra i 10mila e i 15mila euro per completare il tragitto in pullman o in treno verso la frontiera di Ventimiglia.

In questo scenario, i militari hanno filmato diverse trasferte di uno dei principali indagati, Agha Qarani Kaifi, da Bologna (dov’è residente) a Milano. La destinazione era sempre la stessa: il negozio di telefonia di via Scarlatti 20. Il 24 luglio 2023, le telecamere installate dagli investigatori hanno immortalato l’ingresso di Kaifi e lo scambio di mazzette di banconote da 50 euro con Irshad; la stessa scena si è ripetuta il 3 agosto, quando un altro arrestato, il cinquantaquattrenne Kheirallah Kafur, ha consegnato diverse banconote da 50 e 100 euro.

Secondo la Dda, Irshad, accusato anche di riciclaggio, si occupava per conto dell’organizzazione del trasferimento di soldi col sistema hawala, “garantendo l’accredito e la successiva movimentazione di cospicue somme di denaro con le quali finanziare le spese per l’organizzazione dei viaggi e permettere la monetizzazione delle provvigioni per gli appartenenti al sodalizio”.