Gli scontri del 26 dicembre in viale Prealpi in cui morì Daniele Belardinelli
Gli scontri del 26 dicembre in viale Prealpi in cui morì Daniele Belardinelli

Milano, 21 agosto 2019 - Curve violente, infiltrazioni della criminalità organizzata e business legati allo spaccio di droga e al bagarinaggio. Estremismo politico di destra, faide che hanno lasciato una scia di sangue sulle strade e indagini che si scontrano con un muro di omertà. Una serie di episodi avevano già fatto suonare un campanello d’allarme prima dell’esecuzione del capo degli Irriducibili della Lazio, Fabrizio “Diabolik” Piscitelli. Dall’omicidio di Daniele Belardinelli il giorno di Santo Stefano al tentato omicidio di Enzo Anghinelli, solo restando a Milano.  Episodi dai contorni diversi che, però, hanno come filo conduttore un ribollire di violenza, trasversale alle tifoserie.

La Procura di Milano, intanto, sta tirando le fila delle indagini sulla morte dell’ultras del Varese Daniele Belardinelli, travolto e ucciso da un’auto durante gli scontri con i rivali partenopei prima della partita Inter-Napoli dello scorso 26 dicembre. Era in “trasferta” a Milano con altri tifosi del Varese e del Nizza per unirsi agli alleati nerazzurri nell’assalto in viale Prealpi alla carovana di auto e minivan con a bordo supporter napoletani diretti alla stadio. E il cerchio si starebbe stringendo sui possibili responsabili dell’investimento. L’ipotesi dei magistrati è che sia stata una Renault Kadjar - al centro degli accertamenti con la formula dell’incidente probatorio disposti dal gip Guido Salvini - a schiacciare il tifoso, per poi fuggire nelle fasi concitate dalla maxi-rissa. A bordo c’erano quattro ultras napoletani oltre al guidatore, il 38enne Fabio Manduca. Indagato per omicidio volontario, il tifoso ha scelto di non rispondere ai pm. Stando ai rilievi effettuati fino ad ora, nell’ambito delle indagini coordinate dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri, l’auto presenterebbe segni compatibili con l’investimento. Intanto sono già arrivati patteggiamenti e condanne in primo grado per esponenti della tifoseria organizzata nerazzurra che parteciparono all’assalto.

Da viale Prealpi a via Cadore, zona Porta Romana, teatro lo scorso aprile dell’agguato all’ultras dei Black Devil rossoneri Enzo Anghinelli, raggiunto da una serie di colpi a distanza ravvicinata. Uscito dal carcere nel 2016 dopo aver scontato una pena per droga, un mese fa ha patteggiato altri 3 anni di reclusione per traffico di stupefacenti. L’indagine sul tentato omicidio è ancora aperta, e una delle piste seguite è quella di un regolamento di conti legato allo spaccio nell’ambiente delle curve. Ed era un frequentatore di San Siro, in questo caso habitué della curva Nord dell’Inter, anche Alessandro Ferzoco, uno dei giovani condannati per l’aggressione subita da Niccolò Bettarini, figlio di Simona Ventura e dell’ex calciatore Stefano Bettarini. Un’esplosione di violenza in una notte a base di alcol, finita a coltellate fuori dalla discoteca Old Fashion.