I fondamentalisti Isis arrestati a Milano e le frasi choc sul web: "Gli ebrei? Scimmie. Prossimo appuntamento a Gerusalemme”

I due muratori egiziani avevano prestato giuramento di fedeltà allo Stato islamico nel 2021, sono iscritti a gruppi Whatsapp e Telegram legati all'ideologia jihadista. le chat: "Io ho sparato, all'inizio ho avuto paura, ma poi mi sono abituato"

Milano, 17 ottobre 2023 . “Io ho sparato, all'inizio ho avuto paura, ma poi mi sono abituato”. I due muratori egiziani –Alaa Refaei, 43 anni, residente a Monza e Mohamed Hassan Gharib Nosair, 49 anni, residente a Sesto San Giovanni -  avevano prestato giuramento di fedeltà allo Stato islamico, come da tracce ritrovate su un profilo Facebook e risalenti al maggio del 2021.

Soldati dell'Isis a Raqqa, nominata capitale dell'autoproclamato Stato Islamico dal gennaio 2014 al 2017
Soldati dell'Isis a Raqqa, nominata capitale dell'autoproclamato Stato Islamico dal gennaio 2014 al 2017

Gli inquirenti

Erano iscritti a gruppi Whatsapp e Telegram legati all'ideologia jihadista, all'interno dei quali gli utenti si scambiavano frasi, foto e video. Proprio da lì è partita l'indagine, come spiegato in tarda mattinata nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore capo Marcello Viola, il questore Giuseppe Petronzi, il pm Alessandro Gobbis e i vertici delle sezioni della polizia che hanno seguito l'indagine.

Chi sono i due arrestati

È il contesto nel quale si muovevano, stando alle indagini degli agenti dell'Antiterrorismo della Digos e della Polizia postale, i due uomini arrestati all'alba con l'accusa di aver abbracciato la causa dell'Isis: sono finiti entrambi in carcere per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo e istigazione a delinquere con finalità di terrorismo.

Entrambi residenti nell'hinterland, Monza e Sesto San Giovanni, il quarantasettenne è arrivato in Italia nel 2008 e ha un permesso per lungo soggiorno, mentre il presunto complice, di cinque anni più giovane, è nel nostro Paese dal 2001 e ha ottenuto la cittadinanza italiana.

I due si conoscono da tempo: in passato, il più grande ha assunto l'altro come dipendente in un'impresa edile; ora sono entrambi dipendenti di un’altra ditta, sempre nello stesso settore lavorativo. Stando a quanto risulta, il quarantaquattrenne avrebbe cercato anche di indottrinare il figlio minorenne. Non risulta che i due si siano mai recati in Medio Oriente, anche se pare che uno di loro stesse pensando di andare in Turchia.

L’indagine

L'indagine è scattata nell'agosto 2021, a seguito del consueto monitoraggio della Rete da parte degli specialisti della Postale, che hanno intercettato i due potenziali profili sospetti nelle chat e sui social e hanno iniziato a monitorarli. Da Perugia, dove sono partiti gli accertamenti investigativi, gli atti sui due egiziani sono stati trasmessi a Milano, facendo partire gli ulteriori approfondimenti.

Le frasi choc sul web

Tra i post condivisi sui social dagli indagati o a cui uno dei due ha messo il like di approvazione, uno riporta insulti agli ebrei, definiti "scimmie", con la scritta: "Il nostro prossimo appuntamento è a Gerusalemme". In un altro caso, gli agenti hanno trovato una sorta di tutorial realizzato dai terroristi dell'Isis per realizzare attentati con tunnel pieni di esplosivo. Uno dei video sotto la lente mostra bambini che sparano ad alcuni prigionieri in Medioriente.

Dalle conversazioni virtuali è emersa anche una non comune conoscenza dell'utilizzo delle armi, con disponibilità di insegnare anche ad altri: "Io ho sparato, all'inizio ho avuto paura ma poi mi sono abituato". I soldi alla causa jihadista I poliziotti hanno anche individuato alcuni trasferimenti di denaro verso Yemen, Palestina, Siria, Libano ed Egitto, per un importo complessivo di circa 4mila euro: come casuale, veniva indicata la dicitura “Sostentamento delle vedove dei combattenti e dei loro bambini”.

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