Tangenti in Lombardia: Lara e Nino, insieme pure nei guai

Storia del binomio Comi-Caianiello iniziato nel 2011 e ora sotto inchiesta

Nino Caianiello e Lara Comi
Nino Caianiello e Lara Comi

Milano, 26 maggio 2019 – Lara e Nino, la strana coppia che ha gestito Forza Italia a Varese dal 2011. Lei compunta e puntigliosa. Aria quasi professorale. Spesso ingessata in tailleur e maglioni a collo alto che non rendono giustizia alla sua figura. Lui vulcanico e salace. Gettonatissimo per dichiarazioni “fuori dai taccuini” e retroscena sulle intese di cui è cerimoniere. Look distantissimo dall’immagine del manager Publitalia. I loro destini s’intrecciano nell’autunno del 2011.

All’epoca, nonostante a Roma il Carroccio abbia rotto con gli azzurri dopo la nascita del governo Monti, nel Varesotto Lega e Forza Italia sono una cosa sola. Una corrispondenza di amorosi sensi figlia anche del lavoro dietro le quinte di Caianiello, consapevole che a Varese non si va da nessuna parte senza il Carroccio, allora partito-stato dominato dal triumvirato Bossi-Maroni-Giorgetti. Vietato, però, pensare a un Mullah “tappetino” lumbàrd. Anzi.

Nella “sua” Gallarate non esita a mollare una Lega riottosa a firmare un’intesa per le elezioni. Risultato? Il Carroccio va da solo e resta fuori dal ballottaggio. Che viene vinto dal candidato del Pd Edoardo Guenzani. In questo quadro Forza Italia va a congresso. Nel partito battagliano tre anime. I ciellini, guidati dall’assessore regionale Raffaele Cattaneo, braccio destro di Roberto Formigoni e amico-nemico di Caianiello (come rivelano alcune intercettazioni dell’inchiesta della Dda). Gli ex An del larussiano Marco Airaghi. La cosiddetta area laica che ha in Nino il dominus assoluto. L’appuntamento si annuncia come un Vietnam. Fino a quando il Mullah non tira fuori il coniglio dal cilindro, proponendo Lara Comi. Saronnese, eurodeputata dal 2009, a Varese si vede poco. Impossibile coniugare un’assidua frequentazione di Strasburgo, dove si mette in evidenza come una delle parlamentari più diligenti, a una capillare presenza sul territorio, dove ci si “sporca le mani” fra riunioni infuocate e giri di valzer su nomine e alleanze. Pare distante dai giochi correntizi. Pencola fra CL e area laica, restando fuori dalla pugna. Poco importa. Berlusconi garantisce per lei. L’ha individuata come una delle punte di diamante del più volte annunciato rinnovamento di Forza Italia.

Faccia pulita, età verdissima, parlantina sciolta e bella presenza affascinano il cavaliere. Ciellini e laici convergono su Lara. Che vince a mani basse. Nasce il partito a doppia guida. Comi ci mette la faccia. Con i risultati di Strasburgo, dove lavora sodo. Nino si sbatte. Fa e disfa fra giunte e società partecipate. Ascolta tutti e dà retta a chi vuole lui. Promette a tanti e mantiene sopratutto a se stesso, anche a giudicare dalle vicende legali. Destini comuni. Anche nell’inchiesta. Caianiello, plenipotenziario di Forza Italia (Fontana dixit), finisce in carcere, sospettato di aver gestito come cosa sua partecipate e amministrazioni pubbliche. Comi è indagata a piede libero, con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti.

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