Editoriale

Lo stadio di San Siro e il rococò milanese

C'era una volta il glorioso Wembley inaugurato a Londra, nel 1923, da re Giorgio V. Dopo anni di onorato servizio, nel 2003, è stato demolito per fare posto a uno stadio più moderno. A Milano c'è un altro stadio che prende il nome da un quartiere della città, San Siro, che anagraficamente ha solo tre anni in meno del suo omologo d’oltremanica sebbene il suo futurosia assai più incerto.

Ieri l'ultima puntata della telenovela con il Tar che ha bocciato la richiesta sospensiva presentata dal Comune di Milano sul vincolo posto dalla Soprintendenza. In soldoni: il Meazza non si può abbattere, come vorrebbe il sindaco Sala per farcene uno nuovo.

Alla notizia festeggiano i Verdi, da sempre contro l'abbattimento che provocherebbe tonnellate di emissioni di CO2. Intanto però Milan e Inter vogliono due strutture proprie con la prospettiva di nuove colate di cemento nell'hinterland. Nel mondo funziona che le decisioni si prendono insieme. In Italia, dalle assemblee di condominio in su, “c’è chi dice no” sempre e comunque. Aiutato da un barocchismo istituzionale che, in questo caso, sfiora il rococò anche nella pragmatica Milano.

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