GIAMBATTISTA ANASTASIO
Cronaca

Treni regionali: ecco perché vengono soppressi (c'entrano persino i wc). E di chi è la colpa

Il “verdetto” in una risposta dell’assessorato regionale ai Trasporti a un’interrogazione depositata da due consiglieri del Pd

Treni in Lombardia: il servizio in regione è oggetto di aspre critiche

Treni in Lombardia: il servizio in regione è oggetto di aspre critiche

Milano, 10 dicembre 2024 – La soppressione di un treno regionale è da imputare a Trenord nell’80% dei casi. Quanto ai ritardi, non è possibile avere una ripartizione altrettanto precisa delle responsabilità ma anche in questo caso sono state individuate cause ascrivibili soprattutto a chi gestisce i treni.

E nel frattempo l’indicatore che restituisce l’efficienza del servizio, vale a dire l’indice di puntualità delle corse, negli ultimi anni non ha fatto registrare miglioramenti significativi.

Risposta all’interrogazione

Questo è quanto emerge dalla risposta scritta ed inviata dall’assessorato regionale ai Trasporti a Simone Negri e Emilio Del Bono, consiglieri lombardi del Pd, che hanno depositato un’interrogazione con la quale chiedono di capire a chi siano da attribuire i disservizi patiti dai pendolari, se la prima responsabile sia davvero Rete Ferroviaria Italiana (RFI), la società che gestisce i binari e gli impianti, come ha sempre sostenuto la Giunta regionale, o se sia Trenord.

Quanto alle soppressioni, la risposta dei numeri è chiara. Quanto ai ritardi, la domanda resta quantomeno fondata. L’immissione dei nuovi treni acquistati dalla Regione non ha provocato alcun salto di qualità del servizio ferroviario lombardo, non ancora. I dati, allora.

Cinque anni complicati

Il periodo preso in considerazione nell’interrogazione e nella risposta dell’assessorato va dal 2019 a settembre del 2024. “Le soppressioni nel 2019 – si legge nel documento – sono state 13.823, di cui 10.393 per responsabilità dell’impresa ferroviaria Trenord (il 75%) e 2.776 per responsabilità dei gestori delle infrastrutture (il 20%), di cui 2.291 su rete RFI e 485 su rete Ferrovienord. Nel 2020 sono state 10.637, di cui 7.956 per responsabilità di Trenord (il 75%) e 1.803 per responsabilità dei gestori delle infrastrutture (il 17%), di cui 1.597 su rete RFI e 206 su rete Ferrovienord. Nel 2021 sono state 13.022, di cui 10.496 per responsabilità di Trenord (l’81%) e 2.262 per responsabilità dei gestori delle infrastrutture (il 17%), di cui 1.850 su rete RFI e 412 su rete Ferrovienord. Nel 2022 le soppressioni sono state 17.711, di cui 15.090 per responsabilità di Trenord (l’85%) e 2.159 per responsabilità dei gestori delle infrastrutture (il 12%), di cui 1.864 su rete RFI e 295 su rete Ferrovienord. Nel 2023 sono state 17.106, di cui 14.073 per responsabilità di Trenord (l’82%) e 2.951 per responsabilità dei gestori delle infrastrutture (il 17%), di cui 2.600 su rete RFI e 351 su rete Ferrovienord. Nel 2024, dal mese di gennaio a settembre, sono state 12.010, di cui 9.301 per responsabilità dell’impresa ferroviaria Trenord (il 77%) e 2.576 per responsabilità dei gestori delle infrastrutture (il 21%), di cui 2.319 su rete RFI e 257 su rete Ferrovienord”.

Unica consolazione: il dato sul numero delle soppressioni relativo al 2024, sia pure fino a settembre, è il più basso della serie, non fosse per il 2020.

I motivi degli stop

Quali sono le cause delle soppressioni? Il documento dell’assessorato ne indica tre e la prima e la terza lasciano stupiti: “Mancata funzionalità dei Wc (per atti vandalici, guasti o serbatoi pieni); guasti al materiale rotabile (tradotto: guasti ai treni ndr) e mancanza del materiale rotabile, indisponibilità dei convogli”.

Quanto ai ritardi, nella risposta dell’assessorato si spiega che “la base dei dati a disposizione non permette il calcolo della suddivisione tra impresa e gestori delle reti”. Sottolineato questo, anche stavolta vengono indicate tre cause: “Prolungata sosta in stazione, formazione del treno (vale a dire: il numero delle carrozze che si è deciso di unire nel convoglio ndr), accudienza del materiale rotabile (tradotto: non conformità del materiale rotabile ndr)”. Tutte e tre appaiono imputabili a Trenord più che a RFI o Ferrovienord.

L’indice di puntualità, infine. Nel 2023 è stato dell’86,2%, meglio del 2019 ma peggio del 2020, del 2021 e del 2022.

Pd all’attacco

“Questi dati – rimarca Negri – smentiscono la retorica di Attilio Fontana e della sua Giunta. Da anni ci sentiamo dire che i disservizi subiti dai pendolari lombardi sono colpa soprattutto di RFI, ora, invece, viene fuori in maniera chiara che gran parte dei disagi sono legati a Trenord e ai treni. Ed è tragicomico che tra le cause delle soppressioni ci sia l’indisponibilità dei bagni: possibile sia difficile svuotare tempestivamente i serbatoi? Ma, soprattutto, in questi dati c’è la conferma che i treni nuovi non stanno avendo l’impatto desiderato, che Trenord non è in grado di onorare il contratto di servizio e che all’interno dell’azienda c’è un grosso problema di manutenzione e approvvigionamento dei materiali”.