Sfratto esecutivo dalla casa, l’appello disperato della famiglia: “Non sappiamo dove andare”

Sesto San Giovanni, operaio con tre figli in lista d’attesa per un’abitazione popolare: “Il Comune assegnò loro locali privati nel 2014, ora li vuole mandare via”

Solidarietà davanti ai cancelli

Solidarietà davanti ai cancelli

Sesto San Giovanni (Milano) – Bamba Fall è un operaio specializzato. Ieri ha aspettato l’ufficiale giudiziario dalle 8,30 per l’esecuzione dello sfratto dalla casa di via Marzabotto che, nel 2014, gli aveva trovato il Comune. Fuori dal cancello, con lui, tanti vicini, l’Unione Inquilini, associazioni e politici. La moglie e i tre figli sono dentro. “Oggi le ragazze di 12 e 14 anni non sono andate a scuola". Nonostante la speranza della proroga - poi ottenuta - questi giorni sono stati vissuti con la valigia pronta. "Anche se non sappiamo dove andare. Ho un contratto a tempo indeterminato, ma è difficile vivere in 5 senza aiuto. Se il Comune avesse almeno messo la differenza, avremmo anche potuto andare in affitto sul libero mercato".

Ma con uno stipendio di 1300 euro nessuna agenzia accoglie la richiesta di Bamba, arrivato a Milano 20 anni fa, poi trasferito a Sesto, e cittadino italiano. Oltre alle due adolescenti, c’è il piccolo di 3 anni. «Abbiamo sempre pagato l’affitto di 250 euro. Abbiamo presentato domanda per la casa popolare e anche per i servizi abitativi transitori". Accanto a lui c’è l’avvocato Gianluigi Montalto.

"Il Comune anni fa ha assegnato un’abitazione privata a una famiglia in difficoltà e ora la vuole sfrattare. E questa famiglia fa anche parte di quei nuclei discriminati dallo stesso ente con l’esclusione dall’assegnazione per la mancanza di documenti sulle proprietà nei Paesi di origine - ricorda il legale -. Un’esclusione illegittima, come riconosciuto dai tribunali". Dal primo anno di insediamento, l’Amministrazione annunciò che avrebbe chiuso le 70 sublocazioni avviate in passato per procedere solo con bandi.

"Un giorno ci è arrivata una lettera: il contratto era finito e dovevamo lasciare la casa" - racconta Bamba -. L’Unione Inquilini negli ultimi 6 anni ha avviato cause contro il municipio. "Nel 2018 c’è stata la condanna dal Tar Lombardia per aver provato a sfrattare le famiglie in sublocazione con provvedimenti illegittimi. Poi altre due del tribunale di Milano nel 2020 e due del tribunale di Monza nel 2021 e 2022 per condotta discriminatoria contro gli stranieri ai quali si chiedevano certificati esteri impossibili da reperire - commentano Marco De Guio e Montalto -. Abbiamo contato 100mila euro tra risarcimenti e spese legali e altrettanti all’anno per sostenere i 100 alloggi pubblici vuoti con cui si potrebbe dare una soluzione abitativa a chi è sotto sfratto".

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