Scontro sui dati delle liste d’attesa. Il Pd: nascosti. Il Welfare: non è vero

Polemica per il monitoraggio Agenas, al quale hanno partecipato solo 13 Regioni (non la Lombardia). L’assessorato: "Non potevamo garantire uniformità". Il ministro Schillaci: manca un sistema nazionale.

È scontro sui tempi d’attesa per visite ed esami nella sanità lombarda, e il pomo della discordia sono i risultati, presentati ieri al Ministero della Salute, di un monitoraggio sperimentale dell’Agenas (l’agenzia che sorveglia i servizi sanitari regionali) con la Fondazione The Bridge sui primi sei mesi del 2023. Ma nel campione la Lombardia non c’è: i dati sono stati raccolti solo da 13 Regioni-Province e autonome su 21, e solo sei li hanno inviati integralmente (le altre sette solo relativamente a una o più Asl). "Il governatore Fontana spieghi perché la Lombardia si rifiuta di fornire ad Agenas i dati dei tempi d’attesa. Teme si veda che la situazione è drammatica?", attacca Pierfrancesco Majorino, capogruppo al Pirellone del Pd. La Direzione Welfare della Regione assicura di "aver sempre fornito ad Agenas e agli enti centrali preposti i dati richiesti per le rilevazioni di monitoraggio dei tempi di attesa, anche per analisi promosse da Fondazione The Bridge". Quanto al monitoraggio dello scandalo, "è una ricerca “pilota”, cioè una sperimentazione per la quale anche la Lombardia aveva a suo tempo dato disponibilità di adesione, ma a cui, poi, non ha potuto partecipare perché non avrebbe potuto garantire la completezza e l’uniformità dei dati richiesti, non appartenenti a un flusso consolidato. Durante la presentazione è stato specificato che l’adesione delle Regioni era stata inizialmente maggiore ma poi, a causa di problematiche tecniche, il numero si è ridotto.

Nella stessa presentazione, analizzando i dati sulla produzione del primo semestre 2023 rispetto al 2019, viene sottolineato che la Lombardia si posiziona al terzo posto per il recupero delle prestazioni in generale e al primo per le prime visite, asserendo che “evidentemente sta facendo degli sforzi importanti”", aggiungono dal Welfare, confermando "la volontà di partecipare, con dati completi e consolidati, a un’eventuale seconda fase del progetto o altre iniziative sulle liste d’attesa".

Il fatto è, ha poi spiegato il ministro della Salute Orazio Schillaci durante un evento a Milano, che in Italia ad oggi "non c’è nessun sistema reale efficace di monitoraggio delle liste d’attesa, un problema che purtroppo risale indietro negli anni. Se non si hanno dati precisi non si può “curare la malattia”. È il primo impegno che stiamo mettendo al ministero per il problema delle liste d’attesa" con l’obiettivo di "supportare le Regioni in una raccolta precisa e analitica dei dati. Dobbiamo mettere insieme nei Cup regionali - e so che in questo la Lombardia si sta muovendo e anche la Regione Lazio - l’offerta del sistema pubblico e del sistema privato convenzionato".Giulia Bonezzi

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