Sanità Lombardia: ambulatori ridotti al 22%, reparti ospedalieri al 27%

La denuncia della Federazione medici internisti: negli ospedali lombardi, con la carenza cronica di personale e un terzo dei medici in ferie, operatori costretti a saltare i riposi (61%), a coprire i turni notturni (44%) o in pronto soccorso (50%)

Ambulatori ridotti per carenza cronica e ferie dei medici

Ambulatori ridotti per carenza cronica e ferie dei medici

Milano, 22 luglio 2023 – Negli ospedali lombardi, con un terzo dei medici in ferie per il periodo estivo, cala del 77,8% l'attività degli ambulatori.

Per sopperire alla mancanza di personale, che tra giugno e settembre diventa insostenibile, i medici che rimangono fanno gli extra per coprire i turni di notte e il 61,1% salta i riposi settimanali.

É la fotografia della situazione negli ospedali lombardi nel periodo estivo scattata dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) in diciotto unità operative di medicina interna lombardi. Nonostante l'impegno di chi fa turni extra le attività ambulatoriali diminuiscono nel 77,8% dei casi e sono rimodulati nei tempi nel 5,6% degli ospedali lombardi, mentre complessivamente la qualità dell'assistenza sanitaria è compromessa nel 73,3% dei casi in modo sensibile. Se pur riducendo le attività d'estate gli ospedali non chiudono per ferie lo si deve ai sacrifici sostenuti dai medici per coprire la carenza di personale già di per se cronica.

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Senza riposo tra giugno e settembre

Ecco così che il 61,1% tra giugno e settembre vede qua e là saltare i riposi settimanali che pure dovrebbero essere sempre garantiti. Nello stesso arco temporale il 44,5% è obbligato a coprire i turni notturni con attività aggiuntive, mentre il 50% è chiamato a garantire i turni in pronto soccorso richiesti comunque anche al di fuori del periodo estivo. "E questo - denuncia il presidente della Fondazione Fadoi, Dario Manfellotto - va a tutto discapito dell'attività delle medicine interne, che già dotate di un minor numero di professionisti sanitari in rapporto alla complessità dei pazienti trattati, finiscono così per perdere ulteriori quote di personale, che anziché essere presente in reparto è dato in prestito ai pronto soccorso".