ANNAMARIA LAZZARI
Cronaca

Milano, tumore di 8 centimetri scambiato per sinusite. “Io, miracolato”

Imprenditore di Vibo costretto a emigrare in Lombardia dalla Calabria dopo varie diagnosi sbagliate. “È lo stress, lei lavora troppo” gli era stato detto. Se non si fosse fatto operare d’urgenza gli sarebbero rimasti “8 mesi di vita”

Salvatore Naccari, calabrese 60enne, paziente oncologico salvato dall'ospedale San Paolo di Milano

Salvatore Naccari, calabrese 60enne, paziente oncologico salvato dall'ospedale San Paolo di Milano

Milano, 24 luglio 2024 – Salvato dai medici dell’ospedale San Paolo di Milano che, individuando un tumore alla faringe di quasi otto centimetri di diametro, lo hanno operato con urgenza. Ma alla diagnosi giusta, Salvatore Naccari, 60enne di Vibo Valentia, è arrivato dopo una girandola di consulti nella sua regione, la Calabria, che parlavano di tutt’altro.

Le diagnosi sbagliate 

“Nel 2020 avevo cominciato ad avvertire un dolore pulsante all’occhio destro. Col tempo si erano aggiunti blefarospasmo con ammiccamenti continui, problemi all’udito, emicrania. Mi sono sottoposto a diverse visite ed esami, comprese tre tac, in strutture pubbliche e private. I medici erano concordi nel sostenere che soffrissi di “banale sinusite“. Un otorino aveva parlato di otite cronica. Per un dottore di un ospedale pubblico era colpa dello stress: “Lei lavora troppo“, mi aveva detto” racconta la sua odissea Naccari, titolare di una azienda di termoidraulica.

Il terribile sospetto

Purtroppo, dietro quei sintomi c’era una patologia ben più grave: un carcinoma nasofaringeo. “Ma questo l’ho scoperto in un ospedale al Nord dove avevo deciso di operarmi alla mano dopo una caduta e approfondendo, per l’occasione, quel fastidio oculare che peggiorava sempre più. A febbraio del 2023 a una neurologa dell’ospedale di Legnano, Lucia Politini, ho fatto vedere la tac che avevo fatto in Calabria l’anno prima. Lei mi ha risposto via email di “procedere velocemente a Tac collo e successiva valutazione otorinolaringoiatrica o chirurgica” perché “l’esito non è bellissimo“. Nelle immagini era già visibile una neoplasia di cui sul referto non c’era traccia”.

L’incubo reale dei due tumori 

“I successivi accertamenti diagnostici – prosegue l’uomo nel racconto - hanno rivelato che la massa tumorale, che un anno prima misurava quasi tre centimetri, si era ingrandita fino a quasi 8 centimetri nel tratto faringeo e ne era già sorta un’altra di un centimetro nel naso. Per medici del San Paolo di Milano, se non mi fossi operato con urgenza, mi sarebbero rimasti solo otto mesi di vita”.

La salvezza insperata

Al 27 maggio risale l’intervento di asportazione chirurgica effettuato all’ospedale San Paolo. “Sono rimasto sotto i ferri per otto ore. Ringrazio tutta l’équipe, a partire dal direttore di Otorinolaringoiatria Alberto Maccari, che mi ha salvato la vita”, sospira l’imprenditore calabrese, ora che comincia a vedere la luce in fondo al tunnel.

Disparità sanitaria, emigrare per curarsi

Il vibonese, dimesso l’1 giugno, è rientrato nella sua città d’origine per fare la chemio e radioterapia per tre mesi. “Inizio proprio domani (oggi, ndr). So che la chemio è debilitante ma almeno sono vivo. Un medico di Milano mi ha detto che sono un miracolato. Forse è vero. Ma la disparità sanitaria non è decisa dal destino ma dalle scelte degli uomini. Troppi calabresi sono costretti a fare “emigrazione ospedaliera“ per avere un consulto adeguato».

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